www.sansalvoantica.it


Ogni mondo è paese, ma il mio paese è il mio mondo.
Fernando Sparvieri







Ma chi sarebbero li salvanése

I racconti del mare

di Fernando Sparvieri

Un po' di storia locale raccontando personaggi









EL DOMINGO
(L'ultimo antico pioniere del nostro mare)

La spiaggia delle incompiute


L'insegna dello stabilimento balneare El Domingo


Caramba!!!”, esclamò El Domingo, quando per la prima volta in vita sua vide il nostro mare.

Vamos hombre”, aggiunse subito dopo, a significare che quella spiaggia, mai vista prima, era davvero un paradiso per il suo stabilimento balneare.

Si rimise a cavalle (a bordo) della sua automobile, e se netornò alla Capitaneria di Porto di Pescara, da dove era partito qualche ora prima, chiedendo in concessione un tratto di arenile, dinanzi alle NEREIDI, che proprio in quei giorni stava svettando i suoi piani alti verso il cielo.

Correva l'anno 1974.

Qualcuno a questo punto potrebbe obiettarmi:” Scusa! Ma è mai possibile che Domenico Angelini (classe 1941), alias EL DOMINGO, sansalvese purosangue, il noto gestore, oggi in pensione, dell’omonimo stabilimento balneare, prima di allora, cioè dell'anno 1974, non era mai sceso giù al mare?”. Aggiungendo : “Vuoi vedere che questo pseudo scrittore da strapazzo, che poi sarei io, parlando del mare, ha preso proprio un bel granchio?”.

Ed invece granchio non è, e adesso vi spiego il perchè.

Il motivo è semplice: l'EL DOMINGO di cui sto parlando io, non è Domenico Angelini, che all'epoca per i sansalvesi era ancora Dumuéneche Rudéne o tutt'al più Dumuéneche La Cornice, essendo stato il primo in assoluto nel nostro paese ad aprire 'na puteche (bottega) di cornici e mazze de tendéne (aste per tende), chiamata per l'appunto La Cornice, ma è invece Domenico Verratti (classe 1944), originario di Sant'Eusanio del Sangro, che fu colui che per primo, in quel lontano 1974, realizzò l'ormai antico e storico stabilimento balneare.

A quei tempi ancora molta acqua doveva passare sotto il ponte del fiume Trigno, prima che il nostro Domenico Angelini sfociasse anch'egli nel nostro mare.

Sperando di aver chiarito l'equivoco, prima di raccontarvi un po' di storia di questo ormai antico stabilimento balneare, l'ultimo prima dell'avvento del grande slam, che alle soglie del 2000 vide spuntarne ben altri 13 sulla spiaggia, credo sia opportuno, per onor di cronaca, rifare un po' di cronistoria, su cosa stava accadendo, in quel lontano 1974, nel nostro mare.

Giù alla marina, era ancora un cantiere aperto.

La costruzione delle Nereidi era in dirittura d'arrivo e la stagione dello "Scandalo al sole", che bloccherà il completamento di decine di palazzi al grezzo, sino agli inizi degli anni '80, era già nell'aria,

Ogni giorno, dalla sabbia, spuntavano come funghi nuove strutture in cemento armato e sul lumgomare era un via vai di camion e betunire de Muléne (betoniere della ditta F.lli Molino), che trasportavano materiale edile.

A nessuno, ad eccezione dei costruttori, pareva interessare della nostra spiaggia.

Sulla spiaggia nessuna novità.

A parte zio Emilio Del Villano, il primo dei pionieri del nostro mare, che nell'estate del '72, a causa dell'erosione marina, dopo che il suo chioschetto gli era caduto per ben 7 volte a terra, si era trasferito a ridosso della piazza centrale del lungomare con la sua inaffondabile "La Caravella", gli altri tre balneatori erano rimasti tutti fermi ai loro posti.

Za' Vetalene Torricella (attuale IL CORALLO), era sempre lì,'nceme (a sud est) ,nel primo tratto del lungomare. Stessa ubicazione per il GAMBERO di Michele Scafetta, che solo nel '79 realizzarà il suo nuovo HAPPY DAYS, spostandosi capabbálle (a nord-est) nelle vicinanze delle Nereidi, anch'egli per l'erosione marina, e dulcis in fundo, perchè era stato realizzato per ultimo, quasi a mezza ve' (al centro) vi era il Dancing Bar Valentino, di Valentino Ottaviano, che nel 1971 aveva realizzato il suo stabilimento nel 2° tratto del lungomare.

L’unica novità, se di novità si può parlare, Giuseppe DiStefano era il casotto personale di Peppine la guardie (Giuseppe Di Stefano), che l'aveva costruito egli stesso con le sue mani, essendo un ex falegname. Ci aveva scritto su “VIGILI URBANI”, così nessuno gli avrebbe gli avrebbe detto niente, dandogli anche una funzione istituzionale. Di colore a strisce biancoazzurre, come le maglie della U.S. San Salvo, il povero Peppino ne costruì tre in pochi anni perché ogni anno il suo casotto j ze le purtave lu muáre (gli veniva portato via dal mare) e jave a sbatte a la Jugoslavie (andava a finire in Jugoslavia),modo di dire in sansalvese quando, specialmente con il garbino, qualcosa in mare viene spinto a largo).



Inizi anni '70 - La Caravella dio Zio Emilio Del Villano da poco realizzata. Sulla destra la barracche della colonia marina comunale. Sullo sfonfo Le Nereidi ed alla sinistra si intravvedono alcune strutture in cemento armato.


Ciò che restava dell'immensa spiaggia di San Salvo, un tempo 2 Km x 1 di arenile (iniziava alla S.S.16), intorno alla prima metà degli anni '70, La battigia era piena di sassi che provenivano dal fiume Trigno, dopo la realizzazione dei lavaggi (i primi frantoi di pietre di fiume). Quel lungomare era divenuto una barriera ormai insormontabile. Sullo sfondo IL GAMBERO di Nicola Scafetta, prima che si trasferisse a nord realizzando l'HAPPY DAYS.


Giù, verso le Nereidi, nisciùne (nessuno).

Eppure l'affluenza di bagnanti era aumentata.

Sopratutto la domenica, la spiaggia, che era ancora quasi tutta libera, si riempiva di ombrelloni, che la gente, nonostante fosse già iniziata l'era degli ombreggi negli stabilimenti balneari, si portava per la gran parte da casa.

Che i tempi fossero mutati, lo dimostravano decine e decine di automobili parcheggiate sul lungomare, ancora quasi tutte targate CH (Chieti), ad eccezione di qualche CB (Campobasso), che veniva dal Congo Belga o da lu pajase de le turtarélle (così veniva chiamata per sfottò la vicina provincia molisana), e di qualche IS (Isernia), che aveva pochi numeri sulla targa perchè solo dal 1970 la provincia era nata.

A dire il vero qualche timida apparizione di targhe NA, CE, BN e compagnia napoletana bella, dopo la realizzazione della Bifernina e qualche anno dopo con il completamento della Trignina, già preannunciava il grande esodo estivo degli anni '80, ma a farla da padrone erano ancora le auto dei paesani e di cacche muntagnole (abitante dell'entroterra), a cui ad agosto si aggiungevano quelle degli emigrati, specialmente all'estero, che tornavano a casa per le vacanze.

Che belle che erano quelle auto straniere. Tutte con un adesivo bianco, gne' n'ove allesse (come un uovo lesso) vicino alla targa, su cui c'era scritto CH (Svizzera), F (Francia) o D (Germania), obbligatorie per indicare lo Stato di provenienza, ci portavano con la fantasia in paesi lontani, quando l'Europa unita era solo un'utopia, un sogno lontanissimo da realizzare.

Erano inconfondibili quelle auto. Si riconoscevano ad un miglio di distanza.

Quelle francesi, in gran parte scaricarìlle (auto non di grandissima cilindrata, termine dialettale usato per indicare qualcosa di piccolo o insignificante, derivante da trapola per topi)), come la Dauphine, la Simca 1000, l'Anglia, ad eccezione della Citroen Pallas, che a San Salvo ce l'aveva uguale lu medeche Tille (il dott. Goffredo Tilli, medico condotto), avevano tutte i fari gialli, obbligatori in Francia per la nebbia (manco se la Gallia fosse la Padania), mentre quelle tedesche, Ford Taunus e Escort, Opel Kadett, BMW e qualche lussuoso Mercedes, che a San Salvo ce l'aveva solo Don Peppine (il dr. de Vito) e qualche altro gne' lu nutuáre (il notaio), erano quasi tutte super accessoriate, con l'autoradio e mangiacassette sulla plancia, i sedili ricoperti da una specie di lana di pecora bianca, che faceva scappare solo a guardarli, con il caldo che faceva, rivoli di sudore, el'immancabile cáccinélle che muvuàve la cóccie  quando l'auto passava sopra a nu làmmete o a nu fósse (cagnolino gadget con testa oscillante quando l'automobile passava sopra un piccolo dosso o ad una buca del fondo stradale).

Tutte, auto italiane e straniere, nghe lu  cáccinélle e senza sul cruscotto posteriore, trovavano un posto gratis al sole ed al parcheggio sul lungomare, magari a fianche a 'na laparélle o a nu bidaune de la minnàzze (a lato ad un'Ape della Piaggio o ad un cassonetto dll'immondizia), mentre la spiaggia, man mano che le auto parcheggiavano, si colorava di variopinti ombrelloni.

Quanta era bella quella spiaggiadi domenica: vista in lontananza sembrava un lungo vestito beige colorato a pois, un lunghissimo abito di Arlecchino sotto il solleone.



Il lungomare negli anni 70, già pieno di auto parcheggiate. A destra. sulla spiaggia notare l'erosione marina, con l'acqua che arrivò in quegli anni ad infrangersi contro il muro del lungomare. Al di là del lungomare una vasta distesa di sabbia, che un tempo era l'arenile.


In un clima estivo, più o meno di questo tipo, ecco un bel giorno arrivare, lui, EL DOMINGO.
Non so esattamente se abbia davvero esclamato “Caramba" quando arrivò per la prima volta nel nostro mare, ma qualcosa di simile certamente lo pronunciò. Ciò che lo colpì fu subito il lungomare, bello, lungo, tutto asfaltato. Poi vide LE NEREIDI, appena imbiancate e subito pensò: "Se mi daranno un posto proprio qui davanti farò pepite d’oro”.

"Allora ti piace il mare San Salvo?", gli chiese al suo ritorno in Capitaneria, il capitano.

"Bellissimo. Non c'ero mai stato", gli rispose Domenico Verratti.

Sembrerà strano, ma Domenico, nonostante il nostro paese già fosse un affermato polo industriale, non ci era mai stato ed a dire il vero non sapeva neppure dove fosse. Era da poco ritornato dall'Australia e si era stabilito a Villa Andreoli, una frazione diLanciano, da dove d'estate, se ne scendeva giù al mare alle Morge, nel Comune di Torino di Sangro, in cui sognava da tempo di aprire un lido balneare.

Era stato proprio il capitano a consigliargli la nostra spiaggia, dopo aver constatato che alle Morge era già tutto occupato, e Domenico, ora che per la prima volta aveva conosciuto il nostro mare, se ne era letteralmente innamorato, e per nessun altro posto al mondo lo avrebbe mai cambiato.

"Signor capitano", gli chiese Domenico, "ho visto Le Nereidi. Mi piacerebbe avere un posto spiaggia proprio lì."

"Vediamo un po'!", gli aveva risposto sflogliando le carte il capitano:"Dunque, dunque, dunque, dunque... SI!".

Ed invece no.

A Domenico quel posto non toccò.

Era come se una forza misteriosa avesse mischiato all'improvviso le carte. La sensazione era che anche se lì davanti c'era tutto il largo che uno voleva, non si poteva, come sea qualcuno j'ammantave (gli nascondesse) la visuale, gli pregiudicasse un'idea futura, che so... di un qualcosa di grande ancora da progettare.

Pensandoci bene, però, a Domenico, non gli andò proprio male.

Gli assegnarono un posto lì vicino, dinanzi alla famosa particella catastale n. 18 del Foglio di mappa 1, che dal 1989 è ritornata ad essere di proprietà comunale, l'unica isola di arenile tutt'oggi sopravissuta al cemento, che osservandola dal lungomare, sino alla statale, da ancora un'idea di quanta sabbia vi fosse un tempo nel nostro mare.


La zona in cui è ubicatala la part.18 delfoglio di mappa 1.


Per la cronaca la particella catastale n. 18 del foglio di mappa 1, estesa circa di due ettari di arenile, è stata reintegrata dal Commissario agli Usi Civici al patrimonio del nostro Comune nel 1989, dopo una lunga causa iniziata nel 1953 contro la SABAM, una società della famiglia Scio'. Prima dell'urbanizzazione, così come l'intero arenile, era tutta sabbia.

Particella 18, a parte, che tanto ha fatto e continua a far litigare i nostri amministratori comunali, perchè uno ci vuole fare un'altra colata di cemento ed un altro pure, fu proprio lì dinanzi che il nostro Domenico realizzò il suo piccolo stabilimento balneare, costituito da un chioschetto-bar in legno ed alcuni casotti.

Ora ci volevano i mosconi.

Come si chiama il tuo stabilimento balneare?”, gli chiese il sig. Martini, titolare di una fabbrica di mosconi di San Giorgio a Cesena, all'epoca in Provincia di Forlì, volendo scrivere il nome sul pattino di salvataggio.

Bohh!!, gli rispose Domenico, che a tutto aveva pensato all'infuori di dargli un nome.

"E tu come ti chiami?", gli chiese di nuovo il sig. Martini.

"Domenico", rispose naturalmente Domenico.

"Ed allora ci scriverò EL DOMINGO".

Doveva essere davvero un genio quel sig. Martini.

In un sol colpo aveva preso tre pesci con un amo: primo, aveva battezzato quel piccolo stabilimento con il nome del suo padrone, secondo, quel nome ricordava le spiagge caraibiche di Santo Domingo, e terzo, aveva previsto in anticipo anche il nome del futuro socio di Domenico Verratti, che a distanza di qualche anno sarebbe diventato il nostro Domenico Angelini.

La storia di Domenico Angelini, che di lì a poco avrebbe mutato per sempre i suoi nomignoli da Dumuéneche Ruduéne e Dumuéneche La Cornice, in quello di Dumuéneche El Domingo, non è una storia importante, come quelle che si studiano sui libri di scuola, ma è pur sempre una bella storia di vita, semplice, simile a quella di molti altri ragazzi della sua stessa generazione.

Adesso ve la racconterò, anche se si allunga notevolmente lu fecatazze (il fegatazzo).

Domenico da ragazzo aveva imparato a fare il falegname.

Dopo aver difeso verso la fine anni degli anni '50 i pali della Tenax, la squadretta locale di calcio che giocava al campo del pero, campetto sportivo che si trovava dopo la vecchia caserma dei carabinieri, su C.so Garibaldi (chiamato del pero e non Del Piero, perchè ad un lato del terreno di gioco c'era un bell'albero di pero), si era ficcato in testa di emigrare in Germania.

Ma quanta fatica prima di ottenere il passaporto.

Eravamo intorno al 1958, per intenderci ai tempi dei films di Don Camillo e Peppone, e da poco la D.C. era andata per la prima volta in Comune (1956).

Volendo o nolendo bisognava fare una trafila burocratica e clientelare.

L'Ufficio di Collocamento stava in Via Roma, a la case de Necole Panzalonghe, dirimpetto al Monumento ai Caduti, e  lu cullucatàure (collocatore)era Do' Lelle (il futuro on. Artese), il quale ave' cumunzate a mastreje a Chijte (stava iniziando la sua carriera politica a Chieti), sotto le ali protettrici di Don Pumbè  (Pompeo) Suriani,democristiano, Presidente della Provincia, benestante di Montedorisio (suoi erano i terreni dove negli anni '60 sorgerà il villaggio SIV). Gli dava una mano a Do' Lélle, Angiuline de Fioravante (Angelo De Fanis), un bel ragazzo, chitarrista, che nonostante fosse un povero diavolo anch'egli, faciàve parte a la pastarélle (era amico del gruppo D.C. che comandava, tra cui dietro le quinte vi era anche Don Cirillo, il prete).

Fu lì, che Domenico si recò, insieme ad altri suoi giovanissimi coetanei, tra cui Micchele Carnadasene e Umbérte Marinìlle, che come lui volevano je' a fatejè a la Germanie (andare a lavorare in Germania).

Il copione era più o meno sempre lo stesso.

"Sta Do' Lelle?" (c'è Don Lello), chiesero a Angiuline de Fioravante.

"No, sta a Chijti" (No. Sta a Chieti), rispose Angiuline.

"E cand'arve'? Avessàma fa lu passapurte." (E quando torna. Dovremmo fare il passaporto), gli spiegarono.

"N'arve' a mo' " (non torna subito), rispose di nuovo Angiuline.

"E gna ma fa?'" (e come possiamo fare in sua assenza), gli chiesero di nuovo.

" C'iama' je' " (dobbiamo recarci a Chieti), li consigliò Angiuline.

Il giorno appresso, si misero in viaggio nghe la pustale (con la corriera), ed insieme a Angiuline Fioravante, andarono a Chieti.

Angiuline li presentò a Do' Lélle, che riceveva nel suo Ufficio della Democrazia Cristiana provinciale, che stava vicino alla caserma Spinucci di Chieti, che tutti conoscevano perchè lì si passava la visita militare.

"Chi si lu feje?" (A chi sei figlio?), chiese Do' Lelle a Umberto Marinelli.

"So' lu feje de Peppine Marinìlle", rispose Umberto.

"E ti?" (e tu), chiese rivolgendosi a Domenico Angelini.

"Je' so lu feje di Micchele Ruduéne", rispose a sua volta Domenico.

"E ti?" (e tu), chiese rivolgendosi a Micchele Carnadasene.

"Je' so lu feje di 'Ntonie Carna....", il povero Michele non fece in tempo neppure a pronunciare il suo soprannome che Do' Lelle, tutte 'ncazzate (arrabbiatissimo), sbraitò:

Ahhh!! Vu' sàte fameje de cumuneste! (Voi appartenete a famiglie comuniste)." Ed allora per voi il passaporto nix arbait(nulla da fare), li gelò all'istante. E poi, facendo 'na mezza cazzìjéte (una mezza ramanzina) a Angiuline Fioravante, che li aveva accompagnati: "E ti che me purte aécche! (E tu chi mi porti qui!). "'Ngi vede ca chesse è tutte contrapartete?" (non vedi che questi sono tutti contro il nostro partito?), concluse accigliato.

MaDo’ Le'! A ni' je serve!" (Ma Do' Lello, a noi ci serve), gli rispose Domenico, cercando di dargli una calmata. "Je' ne raje e ni mije” (io non raglio e non muggisco, volendo fargli intendere che si faceva i cavoli suoi). “Custuéddre” (quest'altro), aggiunse indicando Michele Carnadase, “ni irre e nè arre” (non parla), anche perchè non aveva avuto nemmeno il tempo di aprir bocca. “Do Le' daje", concluse," 'nti cazzà, faje ssu piaciàre (dai, non arrabbiarti, facci questo favore), a ma jè a ruscuje’ a la Germanie... miche ce vulàme fa' la zille!” (dobbiamo andare a lavorare in Germania, mica ci serve il passaporto per giocarci).

Umberte Marinìlle, nel frattempo z'ave' 'ncazzate e ze n'ave' scìùte (si era arrabbiato ed era andato via).

Vabbune! Vabbune! (Va bene), disse a questo punto Do' Lélle, dandosi una calmata ed interpretando l'ultimo atto di un noto copione clientelare: "Dumane matene, però... passáte preme a Don Peppine e faciàteve fa' 'na bella téssere de la demucrazze’. E doppe armenete a ecche !!!” (Domani mattina, passate prima da Don Peppino de Vito, che era segretario della locale sezione della D.C., fatevi fare una bella tessera della Democrazia Cristiana e dopo tornate qui).

Da quel che mi risulta, Umberte Marinìlle, di certo non si fece la tessera e quindi non partì, facendo poi qui la sua fortuna negli anni a venire; non so se Micchéle Carnadasene parti o meno; quel che è certo è che Domenico, andò da Don Peppino, si fece fare gratis una bella tessera della D.C. e partì per la Germania.


Fine anni '50. Un ancor giovanissimo Vitale Artese, il secondo seduto a destranella foto, agli inizi della sua carriera politica, durante una cena con altri rappresentanti della D.C., tra cui si riconosce l'on. Remo Gaspari, il terzo seduto nella foto asinistra.


Ma gli incontri di Domenico con Do’ Lélle, non si esaurirono qui.

Qualche anno dopo (1966).

Ue’ Dumue’! Si' 'rminìute? (Ciao Domenico! Sei tornato?), lo salutò Do’ Lélle, quando Domenico, che nel frattempo si era sposato (1964), tornò qualche anno dopo per far nascere a San Salvo sua figlia Maria. "Vu 'ntra' a la S.I.V.?” (Vuoi entrare a lavorare alla SIV), gli propose, quasi a farsi perdonare, ricordandosi forse di quella provinciale sceneggiata.

"Scie'!", gli rispose Domenico."Ma m’aja fa’ n’addra téssere?" (Si, ma mi devo fare un'altra tessera?), gli chiese a scanso di equivoci.

“No! Uno ne basta e avanza”, lo rassicurò sorridendo questa volta Do’ Lélle, che poi gli spiegò: “Abbiamo da poco costituito la società Sportiva, di cui sono Presidente onorario. Sciamande z'è fatte vicchie , e mi serve un custode per il campo. Lu vu' fua' ti? (vuoi farlo tu). Ti do duecentomilalire al mese”.

Domenico non se lo fece ripetere due volte ed accettò l'offerta. Per 4 anni lavorò come operaio alla SIV, che da poco aveva aperto i battenti, mentre per 34 consecutivi fu custode unico del campo sportivo e di molti segreti dello spogliatoio della U.S. San Salvo.

Per una strana sorte del destino, anche se Domenico non le cercava, spesso gli capitava di incrociare persone che si chiamavano Lélle o con il diminutivo Lelline o che comunque avevano il nome o il cognome che finivano per elle.

Un esempio. “Ue’ Dumue’!”, gli disse un altro giorno Lelline Balduzze (Leone Balduzzi), che aveva da poco aperto il Circolo Commercianti in 1° vico piazza San Vitale, di cui era presidente, “Vu fua’ lu barreste a lu circulàtte che so ‘perte je’? Ci vu fua'?” (vuoi fare il barista al circolo che ho aperto io?").

"Scie'!" , gli rispose Domenico che imparò così anche il mestiere del barista.

Altro esempio.

Ue’ Dumue’!”, gli chiese un altro giorno Felice Tortelle (Tortella), "Vuoi vendermi La Cornice?"

"Scie'!", gli rispose,"Affare fatte", forse perchè era già nell'aria l'affare con Dumuéniche Verratte.

Insomma, il nostro Domenico Angelini, prima di diventare EL DOMINGO, ne aveva già fatti tanti di mestieri.

Per esempio, all'epoca in cui gestiva il piccolo bar del Circolo Commercianti e contemporaneamente era custode del campo sportivo, siccome da cosa nasce cosa, aprì anche un chioschetto per la vendita di bibite allo stadio durante la partita, e siccome con il campo non è che poi ci campasse proprio da gran signore, aprì anche un vero bar in Via Fontana, che chiamò MOKAMBO, asignificare che con bar e campo sportivo, “mo' kambava” veramente bene.

E finalmente arrivò il tempo di EL DOMINGO.

Sullo sfondo, dietro le belle bagnanti, lo stabilimento balneare El Domingo. Più in là è visibile l'altro stabilimento balneare Happy Days di Nicola Scafetta.


Eravamo ormai giunti agli inizi degli anni '80, ed in quel periodo Domenico Verratti, aveva aperto nu trappéte (un frantoio) a Villa Andreoli. Questa sua nuova attività gli creava qualche difficoltà al termine della stagione balneare, quando a fine settembre, doveva smontare lo stabilimento, mentre già incombeva, a Ottobre, la raccolta delle olive.

Il nostro Domenico, ch'avè dducchiete lu stabbiliménte (che aveva messo gli occhi addosso allo stabilimento), insomma gli piaceva, ave' nnasate e 'ppurete lu manaje (aveva sentito l'odore e si era accorto di ciò che stava avvenendo), ed un giorno gli disse: “Dumue'! Si ti le vu' vànne quàsse, tìnime presente” (Domenico, se hai intezione di vendere il tuo stabilimento balneare, tienimi presente).

E non passò tempo che Domenico Verratti, lo tenne presente, ma talmente presente, che gli si presentò un giorno in casa, sconsolato: "Ciao Dome' ", gli disse, "eccoti le chiavi. Vai giù al mare e fai quel che vuoi”.

Era successo che il nuovo prefabbricato-bar con il quale Domenico Verratti aveva sostituito l'anno precedente il chioschetto in legno, ormai fatiscente, durante l'inverno, avè state arbelate da la ràne (era stato sommerso dalla sabbia) e in un momento di scoramento, almeno così sperava Domenico Angelini, aveva deciso di venderglielo.

Ma tra la dire ed il fare c'era di mezzo il mare.

Successe che dopo che il nostro Domenico, armato di pala e di entusiamo per la nuova avventura, glie lo liberò dalla sabbia (je l'ha sbelate), l'altro Domenico, che si era ormai affezionato al nostro mare, iniziò un po' a tergiversare, proponendogli alla fine di formare una società.

Era il 1982 quando i due Domenico formarono la Soc. EL DOMINGO di Verratti Domenico & C. s.r.l.

Finalmente il nostro Domenico Angelini, ave' 'mpezzete (aveva messo un pezzetto di piede al mare), ed avrebbe potuto mutare per sempre i suoi nomignoli da Dumueneche Ruduene e Dumueneche La Cornice, in Dumueneche El Domingo.


Con l'altro Domenico che gli lasciò dopo un po' campo libero, il nostro Domenico iniziò a mastreje' hàsse (a prendere sempre maggiore confidenza con l'attività di balneatore).

Non passò tempo che iniziò a màtte bbálle (ad organizzare serate danzanti).

Quando Valentino Ottaviano, nel 1984, demolì il DANCING BAR VALENTINO per realizzare IL MIRAGE, il nostro Domenico ebbe l'idea geniale di sfruttare la pavimentazione esterna dello stabilimento in pista da ballo, organizzando serate di liscio, tornato in voga proprio in quegli anni, trasformando l'EL DOMINGO di giorno in placido stabilimento balneare per bimbi e famiglie e di notte in "sfrenata" balera abruzzese romagnola.

Fu un successone. Ogni sera il pienone.

Vi era qualcosa, però, che almeno secondo lui precludeva un maggiore sviluppo del suo lido. Il suo stabilimento era un po' troppo isolato. Nel primo tratto di lungomare erano stati fatti i raddoppi, mentre a nord i lavori si erano fermati. Nonostante ne avesse parlato con gli amministratori comunali, a questi a na ràcchie j'entrave ed a n'addre j'ascéve (ad un orecchioentrava ed un altro usciva), per cui si era scocciato.

E fu così che tite ze ménghe e tite ze ménghe, che non è un ballo sudamericano, ma significa dopo tanto pazientare perdere la pazienza, un giorno cambiò musica, cercando di far ballare a qualcuno la tarantella.

Famosa resta una sua intervista, concessa ad un noto quotidiano regionale, che titolava: "LA SPIAGGIA DELLE INCOMPIUTE".

L'articolo nel quale Domenico glie ne cantò di tutti i colori agli amministratori pro-tempore.


Oggi Domenico, è in pensione, ed in quella spiaggia delle incompiute, chissà quante cose ancora in futuro si compiranno e ne combineranno, specialmente su quella part. 18, in cui i nostri scienziati politici, uno ci vuole fare un'altra colata di cemento ed un altro pure (per carità fermatevi che già non ci "capiamo").

La sua missione, così come quella di Domenico Verratti, è compiuta.

Dal 2010, i due Domenico, hanno ceduto entrambi la proprietà dello stabilimento balneare a Maria, Sabrina e Nicola, figli di Angelini, ed ai suoi generi Gaetano e Gabriello (i nomi che finiscono per ello, come Do' Lello, evidentemente sono nel suo destino).

Ai due Domenico El DOMINGO resta la soddisfazione di aver condiviso insieme, in amicizia, i momenti più belli della loro gioventù.

Ed a proposito di gioventù con l'arrivo dei giovani è rientrato in ballo il ballo.

La pista dell' EL DOMINGO ospita settimanalmente, ormai dal 2012, durante l'estate, il giovedì il PACHUKA BEACH, musica e divertimento al ritmo di balli caraibici ed in quelle del venerdì LA PERLA DEI CARAIBI, di cui Sabrina e Gaetano, maestri di ballo, insieme ad altri artisti, sono gli artefici di principali delle serate.

Centinaia e centinaia di giovani affollano nelle notti d’estate l'EL DOMINGO, che a dispetto degli anni sembra non invecchiare mai.



Una serata diballo allo stabilimento balneare El DOmingo.


Ne è trascorso di tempo da quando il sig. Martini, quel fabbricante cesenate di mosconi, chiese a Domenico Verratti, il nome dello stabilimento balneare per scriverlo sul pattino di salvataggio, e Domenico gli rispose "Bo!!!", non avendoci ancora pensato.

Doveva essere proprio un mago quel sig. Martini, quando lo chiamò EL DOMINGO.

Era come se già avesse previsto il futuro, come se già sapesse che un giorno lontano la musica dei Caraibi, partita da Santo Domingo, sarebbe prepotentemente approdata un giorno nel nostro mare.

Edove poteva approdare dai Caraibi, partendo da Santo Domingo?

Naturalmente a EL DOMINGO.

San Salvo, 30/8/2016



NOTE:

  • Interpretare il nord e sud, per i sansalvesi, è stato sempre un po' complicato. Spesso il nord veniva confuso con il sud e viceversa, come avveniva nello stesso capoluogo pe lu quart'abballe (a nord) e lu quartammante (a sud). Anche per il lungomare, essendo stato realizzato per primo il  tratto a sud-est (verso il Molise), veniva da molti ubicato mentalmente 'nceme (sopra), mentre il secondo tratto a nord-est veniva chiamato a capabballe (giù).
  • A proposito del fatto che Domenico Verratti avrebbe preferito ubicare il suo stabilimento balneare in corrispondenza delle Nereidi, ne seppe qualcosa nel '79 Michele Scafetta. Infatti, quando Nicola si spostò a capabballe con il suo Gambero, realizzando l'Happy Days, sbagliò ubicazione, mettendosi dinanzi alle Nereidi. Non vi fu nulla da fare, nè sanatorie, nè altro. Fu costretto a smam...mare all'originario posto assegnatogli, dinanzi ai complessi residenziali Lo Zodiaco e l'Aretusa, all'epoca ancora al grezzo a seguito delle vicissitutini dello "Scandalo al sole".

  • 'Lu fucàtázze, modo di dire sansalvese, parafrasando 'na capàzze (una corda) di salsiccia di fegato, per indicare un discorso o qualcosa che diventa più lungo rispetto al tempo previsto.
  • Vitale Artese era impropriamente chiamato dai sansalvese 'collocatore' in quanto quello ufficiale era Roberto Pascale (Do' Robberte de Capracotte), originario di Castelvenere (BN), così chiamato perchè aveva sposato in prime nozze una figlia di Miccheline de Crapacótte (Fabrizio), che aveva uno spaccio di sali e tabacchi sul piccolo muraglione di Via Fontana. Un giovane Vitale Artese, all'epoca, stave fecchéte a elle (lavorava all'ufficio di collocamento), dove svolgeva un ruolo fondamentale per l'assegnazione dei posti di lavoro. Insomma cummuannáve hàsse (aveva molto potere).
  • Nix arbait, modo di dire in sansalvese " niente da fare", molto usato dalla gioventù degli anni '60, che era stata a lavorare in Germania, derivante dal tedesco"nix arbeit".

  • Marino Sciamante, citato nel racconto, era un italo argentino al quale, dopo essere rimpatriato in tarda età in Italia, gli avevano affidato la custodia delcampo sportivo appena realizzato. Era un tipo buono, ma anche un po' pecchielànte (spesso si lamentava) . Si racconta che un giorno, durante un allenamento della squadra del San Salvo,mentre era salito su un trabiccolo per ridipingere qualcosa al campo sportivo, venne centrato in pieno da una pallonata, che lo fece cadere a terra gne' nu pàre sàcche (come un pero secco), facendo je' scrizzénne (volare in aria) lu stagnarìlle de lu culàure (il barattolino del colore), tra l'ilarità generale. Non la prese proprio bene. La pallonata invece si. (fonte Michele Molino, ex calciatore del San Salvo).
  • “La Cornice”, era un laboratorio artigianale di piccola falegnameria, il primo aperto a San Salvo e per la sua originalità anche nel comprensorio, da Domenico Angelini negli anni '70. La sua sede era sàprue a lu murajàunede la fànta vicchie (sul muraglione di Via Fontana), in un antico localone di proprietà della famiglia de Vito, in cui anticamente vi era stato uno dei primi frantoi sansalvesi, senza macine, ma con un'enorma pressa in legno, che squacchiáve la leve (che macinava le olive), che veniva alzata e scesa a mano avvitandola e svintandola in un enorme palo."La cornice" di Angelini Domenico, produceva principalmente cornici per quadri e ritratti, aste per tende, ed altra oggettistica minuta in legno per la casa.




I racconti del mare

di Fernando Sparvieri


(clicca sulle foto)

I pionieri del mare


Emilie de Felicìlle
(Emilio Del Villano)



Za' Vetaléne
(Vitalina Torricella)




Nicola e Gilda
Una storia d'amare




Dancing Bar Valentino



Scandalo al sole



El Domingo
(Domenico Angelini)




Altri racconti


Al passaggio a livello




Il mar rosso




La ve' de Nascie
(La via di Nasci)


Poesia

Mare me

(di Evaristo Sparvieri)



Video
Il mare di una volta


Quando se faciave
le bagne a lappe de mare




Il primo giorno
di primavera (2014)



Quando i sansalvesi
erano un po' gelosi




Il mare di una volta


Video
Il mare del 2000


1° tentativo di intervista
al mare al Don Peppino de Vito




2° tentativo di intervista
al mare al Don Peppino de Vito




Finalmente! 2 chiacchiere
al mare con Don Peppine.



E gne' auánne pìure auánnechebbe'.
Al mare con Don Peppine.



A jtta' lu sanghe a lu muáre.



Lu svuntulaturie



La fortuna diEvaristo


Video
Lo sbarco di San Nicola


Il barcaiolo di San Nicola



In mare con San Nicola
video di marco Granata



Lo sbarco di San Nicola


Notte rosa 2013






Scorci di mare


di Marco Granata



Ciao Mare

Nostalgia- lockdown COVID19


I racconti di Fernando Sparvieri

Indice

Gente, usi e costumi del mio paese




Un libro sul web

MA CHI SAREBBERO
LI SALVANESE

di Fernando Sparvieri

Indice

I forestieri a San Salvo
















|
Sito culturale paesano storico dialettale
www.sansalvoantica.it