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Ogni mondo è paese,
ma il mio paese è il mio mondo.
Fernando Sparvieri







Ma chi sarebbero li salvanése

I racconti del mare

di Fernando Sparvieri

Un po' di storia locale raccontando personaggi








IL DANCING BAR VALENTINO
(L'addra canzàune - l'altra canzone)

di Fernando Sparvieri



Eravamo nel 1971 e giù alla marina, qualcosa 'ngrazie a De' (ringraziando Iddio), cominciava a muoversi.

Era stato finalmente asfaltato il primo tratto del lungomare, che era rimasto per lunghi anni al grezzo, era stata realizzata una nuova piazza a sud, non prevista nell’originario progetto, e erano stati appaltati anche i lavori del prolungamento del secondo tratto, sempre del lungomare, con un nuovo tracciato che iniziava dalla esistente piazza centrale sino ad arrivare a lu muare de Náscie, l'altro mare dei sansalvesi, a confine con Vasto.

Già da qualche anno, inoltre, era stata asfaltata anche Via Arenile, (attuale Via A. Doria), che non era più quel viottolo in sabbia battuta, da sempre unico sentiero a sud per arrivare in riva al mare, e più a nord, con accesso dalla neonata Litoranea S.S.16, era stata realizzata anche Via Amerigo Vespucci, a cui l’amministrazione comunale aveva dato quel nome (e sarà regola futura per tutte le strade della nascente marina), in continuazione con quello del navigatore italiano per antonomasia Cristoforo Colombo, al quale era stato intitolato gia il lungomare.

E naturalmente erano sorti, intorno a queste prime strade, che si stagliavano in lontananza come dritte ferite sul selvaggio arenile, i primi palazzi condominiali, tutti costruiti sulla sabbia, a livello del mare.

Erano quelli i tempi in cui Ruggero Orlando, inviato RAI negli Stati Uniti, in collegamento satellitare in differita da New York (non c'erano ancora i satelliti moderni come oggi), mostrava, mentre parlava dai piccolo schermi dei primi televisori in bianco e nero, i grattacieli di New York, tra cui spiccava ogni sera il palazzo di vetro dell'ONU. Vederne adesso, a un respiro dal mare, qualcuno che somigliasse, anche se in forma ridotta, a quei grattacieli americani, ci infondeva un senso di grandeur, a cui la stessa vicina Vasto non seppe resistere, con la realizzazione de lu grattacìle (del Grattacielo Paradiso), costruito negli anni '60.

Via A. Doria, appena asfaltata, con in primo piano i tre palazzi realizzati da Don Giulio e Don Dino Scio' - Sullo sfondo uno dei due palazzi gemelli, facenti parte sempre della stessa progettazione.


Il chioschetto di Zio Emilio Del Villano con i due palazzi, sullo sfondo, realizzati dall'Impresa F.lli Colecchia di Palata.


Alla spiaggia, invece, era più o meno sempre la stessa canzàune (canzone).

Sebbene zio Emilio, ad ogni inizio stagione, aggiungesse qualche nuovo disco al suo jukebox, consigliatogli da qualcuno che faceva l'esperto musicale, per averlo sentito alla radio alla Hit parade di Lelio Luttazzi , le giornate al mare trascorrevano lente e monotone, sotto un sole asfissiante, che verso mezzogiorno, rinfrangendo i suoi raggi sulla sabbia dorata, cuciàve le pìte (scottava sotto le palme dei piedi).

Nel pomeriggio, i giovani, sparsi qua e là sulla spiaggia semideserta, cercavano refrigerio, come messicani all'ora della siesta, all'ombra del muretto del lungomare, con il loro fagottino di panni e scarpe a fianco, che tenevano sempre sott'occhio per paura che qualcuno, per scherzo o per davvero, lo nascondesse o glielo fregasse. facendolo tornare a casa nudo.

Persino l’asciugamano per la gran parte dei giovani era una specie di optional. Si asciugavano al sole arrotolandosi con il corpo nella sabbia facendosi gnè miscaréte (come maschere insabbiate), riportando a casa, spesso e volentieri, numerosi granelli di sabbia che restavano dentro i costumi, che qualcuno indossava addirittura per giorni e giorni, adoperandoli come mutande.

Vi era all'epoca un solo bagnino, anzi due. Il primo era Ergilio Monaco, da qualche anno arrivato da Arielli perché suo padre lavorava alla SIV, il quale dopo essersi preso il patentino alle Naiadi di Pescara, prestava assistenza per conto di tutti quei pochi stabilimenti balneari e l'altro era un carabiniere che faceva il bagnino della colonia. Un giorno successe che il primo bagnino dovette salvare il secondo, il carabiniere, che si tuffò dal suo moscone di salvataggio per hobby e scoprì di non saper nuotare.

Barzelletta vera a parte, in una situazione della nostra spiaggia, che come dicevo prima era più o meno sempre la stessa canzàune (canzone) finalmente un bel giorno, ecco arrivare qualcuno deciso a cambiar musica.

“Ma che stanne a fa a loche?” (Ma cosa stanno costruendo lì), chiesi incuriosito ad un gruppetto di ragazzi, quando in lontananza, sull'arenile, nel secondo tratto del lungomare ancora in costruzione, vidi un gruppo di persone che stava montando sull'arenile una specie di casciarmoniche (di cassarmonica).

“È Valentine, lu frabbicatàure” (È Valentino, il muratore), mi rispose qualcuno tra i presenti.

“E ca da’ fa?” (E cosa deve fare), gli chiesi di nuovo incuriosito.

“Muà... dece ca a da' fà nu Te’ danzande”, (dice che deve fare un The Danzante), all’epoca così in molti chiamavano una sala ballo, mi rispose.

“Nu Te’ danzante!!!”, esclamai stupefatto.

Mi avvicinai sempre più incuriosito.

Si era proprio lui Valentine lu frabbicatàure (Valentino il muratore), ch’avè frabbicate pìure la casa ma’ (che aveva da poco costruito anche casa mia), tutto indaffarato insieme ad altri a montare una struttura in ferro, a tre passi dal muretto del lungomare.

“Ue’!! Valenti’ ma chi sti a cumbuné’! (Ciao Valentino, ma cosa stai combinando?), gli chiesi.

“Fernà aja fa’ na cosa frégne” (Fernando devo fare una cosa eccezionale), mi rispose in fretta e furia nel suo dialetto tufillese, mentre continuava a darsi da fare.

“Ma è ‘na sale da balle?” (Ma fai una sala da ballo?), gli domandai di nuovo per capire se ciò che mi avevano detto corrispondesse a verità.

“Sci! Fernà! Z’abballe pure” (Si Fernando! Si balla pure), mi rispose mentre era tutto affaccendato. "Ma ci faccie pure lu bar pe’ che ve’ a lu mare. ‘Na cosa frégne pe' stu paese” (Ma ci faccio anche un bar per i bagnanti. Una cosa bella per questo paese), aggiunse subito dopo.

“Come?”, gli chiesi di nuovo quasi a volermi sincerare di aver capito bene.

“Faccie 'na cosa frégne pe' 'stu paese!!!”, concluse sorridente mentre si allontanava.

E Valentino, ‘na cose frégne per questo paese la fece davvero.

Realizzò il primo Dancing bar sulla nostra spiaggia, una novità inimmaginabile sino ad un attimo prima, una struttura sorretta da pali in ferro con la copertura in lastre di metallo, che somigliava molto da vicino a la Ciucculella di Vasto Marina, che forse gli ispirò il modello.

La differenza tra le due strutture era che la Ciucculella, aveva più una forma di ‘na scàgne di ciocchele (come un guscio di conchiglia), con la parte ampia e larga che si proiettava verso il mare, mentre quella di Valentino, come già detto, somigliava più a ‘na bella casciarmoniche (una bella cassarmonica), anzi a nu casciarmunacàune (grande cassarmonica), avendo altezza regolare, con perimetro e copertura ottagonale.

La struttura era chiusa letteralmente da saracinesche che venivano abbassate la notte e riaperte al mattino. Per non rendere visibile l’interno, una volta alzate le saracinesche, vi aveva messo de le cannézze (cannucce) alte un paio di metri, che ne delimitavano l'intero perimetro.

Fu una vera novità per la nostra spiaggia quel primo stabilimento balneare in cui si ballava, e subito venne preso d’assalto dalla gioventù e dai bagnanti.

Anni '70 - Il Dancing Bar Valentino


Per onor di cronaca il Dancing Bar di Valentino, anche se fu il primo in assoluto ad essere realizzato sulla spiaggia, non può essere tuttavia considerato la prima sala da ballo della nascente San Salvo Marina.

Qualche anno prima, infatti, un ortonese, il cui nome era Derna D’Intino, aveva aperto al primo palazzo costruito dai fratelli don Giulo e don Dino Scio’, in Via A. Doria, il Bar Lucy, chiamandolo con il nome della sua primogenita Lucia. D’estate, ma si ballava anche d'inverno all'interno del locale, il sig. D’Intino, mettàve balle (organizzava serate danzanti) nel piazzale adiacente al bar, anch'esso tutto recintato con cannezze, nel quale aveva realizzato, in fondo, a ridosso della S.S. 16, anche un palchetto per un complessino, dietro il quale, a pochi metri, si sentivano i rombanti motori delle automobili e degli autotreni, che si univano al suono delle chitarre elettriche. Avevo 16 anni e vi salivo ogni sera anch'io su quel palchetto, insieme ai miei amici Michele De Filippis, Rino Di Cola e Ivo Balduzzi, che avevamo costituito uno dei tantissimi complessini beat in voga tra giovani suonatori in tutta Italia. Ci fece suonare, per modo di dire, anche la memorabile sera della finale tra Brasile e Italia, del 21 Giugno del '70, persa dalla nostra nazionale per 4 a 1. Non venne nessuno.

I Facili, nome scelto da Osvaldo Menna, prima che il gruppo restasse in quattro e si chiamasse FIRM 70. Da sin. Ivo Balduzzi, Osvaldo Menna, Michele De FIlippis, Rino Di Cola e Fernando Sparvieri.


Ma tornando al nostro Valentino, la sua idea si rivelò giusta.

Chiamò la sua creatura DANCING BAR VALENTINO, aggiungendoci alla fine anche il suo nome, azzeccandoci in pieno.

In fondo il suo nome , cioè Valentino, era uguale a quello di San Valentino, che proprio in quegli anni, con il consumismo alle porte, stava passando agli onori della cronaca e un po’ meno a quello degli altari, per essere il protettore dei regali tra innamorati. Se a questo aggiungiamo che anche il rampante stilista Valentino, proprio in quegli anni si stava facendo una fama mondiale come creatore di abiti di alta moda, ecco che il suo nome ci cascava pruprie a fasciole (proprio a fagiolo), per il suo Dancing Bar.

Ma come gli era venuto in mente, a lui, che tra l’altro era nu muntagnóle (un montanaro), essendo nato a Tufillo (così chiamavamo gli abitanti dell’entroterra noi sansalvesi, a partire dai Lentellesi), di mettersi a fare tutto d’un tratto il balneatore?

La sua storia, in sintesi, è più o meno questa.

Valentine (al secolo Valentino Ottaviano), sin da ragazzo era stato muratore, così come suo padre Nicola.

Emigrato giovanissimo a diciotto anni in Germania e poi in Francia, al suo ritorno, invece di inseguire un posto fisso alla S.I.V., così come avevano scelto di fare numerosi suoi coetanei rimpatriati in quel periodo, continuò a fare il muratore, trasferendosi a San Salvo, che con l'industrializzazione, stava iniziando una prima espansione edilizia.

Faciàve lu mastre (Era mastro muratore).

Ma ere toste però! (Era durissima).

Lo ricordo, ancora giovanissimo, eravamo intorno al 1969, quando costruì la casa ma' (casa mia) in Via dello Stadio insieme a suo padre Nicola e suo fratello Mario. Le attrezzature all’epoca non erano ancora il massimo per quel lavoro, che era davvero massacrante. Tanto per rendere l’idea li callarélle (le cardeline) le portavano ancora a méne le mannébbele (a mano i manovali) e tutto era basato ancora sulla forza delle spalle e delle braccia. Ricordo che un giorno arrivò un camion che scaricò i travetti dell'ALA per i solai, poggiandoli per terra.

Poverini! Li trasportarono a coppia sulle loro spalle, fino a farsi scoppiare qualche bolla di sangue, avventurandosi per le scale ancora allo stato grezzo.

Stessa sorte subirono con i solai della SICAP, una fabbrichetta di travetti per solai dei tetti, che era sorta proprio in quegli anni alla Costa Verde, alla marina di Montenero di Bisaccia, dove io e i miei amici spesso andavamo in trasferta a suonare all’Hotel Strand e ai campeggi limitrofi, con il nostro gruppetto musicale FIRM 70.

Tornando alla nostra storia e precisamente su come gli venne in mente di aprire uno stabilimento balneare, secondo me tutto gli balenò nella testa mentre lavorava come muratore a Pescara, frequentando qualche locale da ballo della costiera.

“Ma come!”, forse pensò Valentino, “Ma è mai possibile che a San Salvo, ancora a nessuno sia venuto in mente di aprire uno stabilimento balneare, che di giorno sia bar e di notte diventi una sala da ballo?”.

“Lo farò io”.

Si recò alla Capitaneria di Porto di Vasto, e dopo qualche iniziale tentennamento, dovuto soprattutto alle scarse disponibilità economiche, si avventurò in questa idea, invogliato dallo stesso comandante della Capitaneria, Capo Guglielmucci, e dal Sindaco pro-tempore Sparvieri, il quale, a parte l'amicizia e l'affetto che nutriva per il giovane Valentino, intravedeva una prima forma di sviluppo turistico della nostra spiaggia.

L'idea di Valentino, si trasformò da subito in un successo, favorito anche dal fatto che agli inizi degli anni '70 ormai la gente si era motorizzata e non era più un problema, se non quello di non consumare qualche litro di benzina, per arrivare la sera al mare.

Naturalmente non era solo un Dancing. Come già scritto, di giorno funzionava da bar, stabilimento balneare, e la notte, da mezzanotte in poi, ze mettàve bballe (si danzava).

Ricordo che la sua ubicazione era a qualche metro dal lungomare. Per accedervi si scendevano cinque sei scalàlle (gradini), che conducevano alla quota di arenile e dopo pochi passi, al buio (essendo il 2° tratto del lungomare ancora in costruzione), si giungeva alla porta del Dancing, che aveva sull'uscio una lucetta rossa, che gli conferiva l’aspetto di un night club.

Entrando, al suo interno, a sinistra vi era il bar con un moderno bancone dotato di modernissima macchina da caffè espresso (fu il primo a metterne una seria giù al mare) e proseguendo un bel palco rialzato su cui suonavano i complessi musicali. Quasi tutto il resto era pista da ballo, a cui tutt'intorno Valentino aveva disposto a cerchio decine tavolini agghindati, nei quali la notte, sedevano le coppie a lume di candela.

I ballerini? Naturalmente quasi tutti forestieri.

Ovviamente l’ingresso al Dancing non era libero: costo del biglietto 500 lire e l’obbligo di spendere, durante la serata, almeno una consumazione.

Il giovane Valentino, nonostante, lì dentro, soprattutto nelle giornate afose di agosto, già facesse un caldo asfissiante, era un vulcano, sprigionava idee a tutto spiano.

Gli affari gli andavano bene.

Per farsi maggiormente un nome cominciò a scritturare gruppi musicali di fuori regione (ricordo un gruppo di bravi ragazzi di Orvieto), a cui dava naturalmente, oltre al pagamento della prestazione, anche vitto e alloggio, e un giovanissimo Angelo Branduardi, che all'epoca stava facendo ancora la gavetta.

L’anno dopo, nel 1972, fece un colpo sensazionale.

Scritturò il gruppo torinese “La strana Società”, che proprio quell’anno era in testa a tutte le classifiche discografiche con Pop Corn, un brano strumentale, super gettonatissimo in tutti i jukebox d’Italia, un vero tormentone.

Ricordo quella sera, come ieri.

I miei vecchi amici della F.L.C, che fecero da spalla al famoso gruppo torinese, invitarono anche me ad esibirmi con la mia chitarra. Intorno a quella serata vi è una leggenda paesana che mi riguarda da vicino e che vorrei sfatare, e cioè che "La strana Società", sentendomi suonare, mi propose di entrare a far parte del loro gruppo. In realtà cercavano solo un chitarrista “bravo” per un'orchestra di loro amici torinesi.

Tre componenti della F.L.C. sul palchetto del Dancing Bar Valentino. Notare i manifesti de la Strana Societa, rimasti attaccati ancora per qualche tempo dopo la loro esibizione.


Calcarono quel palco I NOMADI con il cantante Augusto Daolio che cantava ancora Dio è morto, gli HOMO SAPIENS, che proprio quell'anno (1977) avevano vinto il festival di Sanremo con “Bella da morire”, Il ROVESCIO DELLA MEDAGLIA, I NUOVI ANGELI, e altri grandi artisti di successo e fama nazionale.

Ma come succede sempre più spesso ancora oggi, anche il modo di fare musica iniziò a lasciare il passo alla tecnologia che avanzava.

Era iniziata l’era delle discoteche e i gruppi musicali, che suonavano dal vivo, incominciarono ad esser surclassati dai DJ. Tutto era più facile. Niente più spostamenti di strumenti con i camion. Bastava un buon impianto musicale e il gioco era fatto.

Valentino, che era un tradizionalista, almeno agli inizi tentò di continuare con la musica dal vivo, ma una sera, anche a seguito di una coincidenza, si adeguò ai nuovi tempi.

Era successo che un gruppo di ragazzi DJ, che avevano preso in gestione un noto locale dancinge balneare di Vasto, non adempirono a tutti gli impegni assunti con il proprietario, al quale a fine stagione gli lasciarono, come rimborso spese, anche un’impianto sonoro da discoteca, con tanto di mixer, altoparlanti ecc.

Non sapendo che farsene, il balneatore vastese, ne parlò con Valentino, il quale si ricomprò tutta l’attrezzatura.

Mancava però il DJ.

Valentino, proprio mentre ne cercava uno all’altezza, se lò ritrovò in famiglia.

Era Mario, suo fratello minore.

Difatti Mario, che oggi è titolare dello stabilimento balneare la PLAYA HERMOSA, in attesa dell'arrivo di un DJ ufficiale, avé’ sfeléte (aveva incominciato a farlo lui) e con ottimi risultati.

Divenne talmente bravo che dopo un po' si iscrisse alla Associazione Italiana DJ, di cui era presidente Renzo Arbore, il quale ogni anno, già prima dell’estate, gli mandava in esclusiva dei dischi, non ancora immessi nel mercato discografico, che poi sarebbero diventati dei veri tormentoni estivi.

Ma le serate al Bar Dancing Valentino, non si esaurirono solo con la formula della discoteca.

Sempre con nuove idee che gli fumavano dal cervello, Valentino iniziò a cercare agganci per le manifestazioni a carattere nazionale, come le selezioni eliminatorie di Miss Italia, che in più di un'occasione si tennero nel suo dancing.

Bar Dancing Valentino- Serata di selezione di Miss Italia - Nella foto Valentino è al centro, tra le due signore.


Insomma scrivere tutte le attività artistiche che Valentino si inventava per attirare clienti al suo Dancing sarebbe cosa lunghissima, che di per sé diventerebbe storia più lunga addirittura di questi miei lunghissimi racconti sul mare.

Vi è ancora da dire, tuttavia, che nonostante la sua attività di balneatore all'avanguardia, non smise mai del tutto il suo primo mestiere di muratore ('mbare l'arte è mettele da parte - impara il mestiere e mettilo da parte, dice un vecchio proverbio locale), diventando in quegli anni, come tanti altri muratori di quel periodo, affermato imprenditore edile.

Molte palazzine residenziali sono state realizzate da lui nel corso degli anni a San Salvo e in una di queste, in Via Montegrappa, vi mise anche la prima discoteca vera di San Salvo capoluogo, a cui diede il nome “IL DANUBIO BLU”.

Insomma Valentino, lu muntagnóle, con la tenacia che contraddistingue i montanari, rivoluzionò in un certo qual modo la spiaggia di San Salvo e per questo, credo che gli spetti di diritto, il titolo del primo vero imprenditore moderno del nostro mare.

Oggi Valentino, ha ormai una certa età e non organizza più serate danzati, nè tantomeno concorsi per la selezione di Miss Italia.

Dal 1984, ha demolito la vecchia struttura, a noi giovani di quegli anni tanto cara, e ha realizzato, allo stesso posto IL MIRAGE, lo stabilimento balneare più grande della nostra spiaggia, con ristorante vista mare e centinaia di ombrelloni allineati sulla spiaggia.

I tempi cambiano e tutto si trasforma.

C'est la vie , dicono i francesi.

Non so, però, perché, quando passo lì davanti, dove un tempo c'era il DANCING BAR VALENTINO, è come se udissi ancora in lontananza, il suono di quella mia vecchia e cara chitarra elettrica, come se non fossero trascorsi quarantanni e passa da quella sera in cui LA STRANA SOCIETA’ mi propose di seguirli a Torino.

Sarà ca m’arsonne li ciéci a fresche (Sarà che risogno i ceci freschi), gli anni più belli della mia gioventù.

19/8/2016



I racconti del mare

di Fernando Sparvieri


(clicca sulle foto)

I pionieri del mare


Emilie de Felicìlle
(Emilio Del Villano)



Za' Vetaléne
(Vitalina Torricella)




Nicola e Gilda
Una storia d'amare



Dancing Bar Valentino



Scandalo al sole



El Domingo
(Domenico Angelini)




Altri racconti


Al passaggio a livello




Il mar rosso




La ve' de Nascie
(La via di Nasci)


Poesia

Mare me

(di Evaristo Sparvieri)



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Il mare di una volta


Quando se faciave
le bagne a lappe de mare




Il primo giorno
di primavera (2014)



Quando i sansalvesi
erano un po' gelosi




Il mare di una volta


Video
Il mare del 2000


1° tentativo di intervista
al mare al Don Peppino de Vito




2° tentativo di intervista
al mare al Don Peppino de Vito




Finalmente! 2 chiacchiere
al mare con Don Peppine



E gné auánne pìure auánnechebbé.
Al mare con Don Peppine



A jtta' lu sanghe a lu muáre



Lu svuntulaturie



La fortuna di Evaristo


Video
Lo sbarco di San Nicola


Il barcaiolo di San Nicola



In mare con San Nicola
video di marco Granata



Lo sbarco di San Nicola


Notte rosa 2013






Scorci di mare


di Marco Granata



Ciao Mare

Nostalgia- lockdown COVID19


I racconti di Fernando Sparvieri

Indice

Gente, usi e costumi del mio paese




Un libro sul web

MA CHI SAREBBERO
LI SALVANESE

di Fernando Sparvieri

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I forestieri a San Salvo