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Ogni mondo è paese,
ma il mio paese è il mio mondo.
Fernando Sparvieri






Sfogliando pagine ingiallite dal tempo,
ho incontrato mio padre.

Fernando Sparvieri





Sopr'a 'na culline tra li fiure
se trove stu paese 'ncantate,
sciabbindette chi ci l'ha piantate
loche chiù belle 'n pute' truvà.
Evaristo Sparvieri






I canti del maestro Evaristo

La musica a San Salvo
negli anni '30 - '40

Prefazione di Fernando Sparvieri

I canti folcloristici del maestro Evaristo, sono in gran parte poesie musicate. Ispirati dalla società contadina, in cui egli è vissuto nell'età giovanile, cantano l'amore per la sua terra, i travolgenti amori platonici che infiammavano i cuori giovanili, con la natura, come in un quadro, a fare da sfondo.

Ottimo mandolinista e discreto chitarrista (il suo primo mandolino se lo autocostruì nella bottega artigiana paterna di falegname), il maestro Evaristo, come autore di canzoni, composte con l'ausilio del suo strumento, ha uno stile tutto suo, appoggiandosi in modo spontaneo, a conclusione di molte strofe e ritornelli, a note di quarta, prima di chiudere il periodo musicale.

Questa sua caratteristica, dopo averci fatto l’orecchio, conferisce a molti suoi brani, una originalità tonale, di cui egli si serve, sovente insieme a tempi  binari con suddivisione ternaria 6/8, per dare maggior risalto ai suoi testi poetici.

Si tratta, in gran parte, di melodie semplici, composte con i tre accordi fondamentali di tonica, dominante e sottodominante, che si prestano, in alcuni brani, come in “Sopra ‘na culline”, per lungo tempo unico inno sansalvese, o “La lune z’è fermate”, a sviluppi armonici, anche complessi.

Egli, riservato com'era, componeva innanzitutto per una sua esigenza interiore, senza pretesa di creare componimenti per ottenere popolarità e consensi, sicuramente conscio dei propri limiti.

E' importante ricordare che negli anni '40 e '50, ogni paese era un po' come un mondo a sé stante, e che la musica vera la si ascoltava nelle poche radio che pochi avevano in paese, e dalle bande che arrivavano in occasione delle principali festività religiose, come a San Vitale o San Rocco, un santo che la modernità ha dimenticato.

Il resto era demandato a molta improvvisazione da parte dei suonatori, che suonavano quasi tutti a orecchio, che si esibivano nei saloni dei barbieri, in cui non mancavano quasi mai una chitarra ed un mandolino.

Evento importante per la musica locale fu il ritorno dall'Argentina di Marcelléne (Marcello Scardapane), ottimo suonatore di bandoneon, flauto traverso e clarino, che riportò a San Salvo un baule ricolmo di spartiti.

Nella foto: Marcello Scardapane, il primo a sinistra con il flauto traverso, in un gruppo musicale argentino. Il primo a destra, con il mandolino è Angelo Di Stefano, fratello di Zi' Lueggie (zio Luigi), sansalvese trapiantato in Argentina.".


Grande violinista di quegli anni fu Antonio Di Falco, fratello di Za' Giuvuannine Di Falco, nella foto a destra, che suonava il violino smancinéte (era mancino).

AntoninoSparvieriUna citazione particolare merita Antonino Sparvieri (1919-2007), fratello maggiore del maestro Evaristo, virtuoso mandolinista e violinista eccelso, in quest'ultima veste componente anche di orchestre sinfoniche. Disse una volta Leone Balduzzi parlando di Lui: "Non ho mai sentito un mandolinista come Antonino". Amico intimo di Raffaele Artese, Dino Artese , chitarristi, e naturalmente del fratello Evaristo, fu anch'egli ottimo poeta dialettale, "allievo" di Modesto Della Porta, grande poeta guardiese, a cui tutto il gruppo di amici si ispirava. Antonino, che aveva frequentato anche le prime classi di liceo senza terminare gli studi, era un leader giovanile della San Salvo dell'epoca. Con la nomea di dongiovanni, dopo il matrimonio, si trasferì nel dopoguerra, dapprima a Vasto, poi a Foligno ed infine a Roma, ove prestò servizio alle dipendenze delle FF.SS. con la qualifica di capostazione, nello scalo di Roma Termini. E' sepolto a Vasto, nella tomba di famiglia del suocero Angelo Pasquale Gravinese, pugliese, scultore, stabilitosi nel 1925 a Vasto, autore della base scultorea che sorregge la statua di Gabriele Rossetti nell'omonima piazza vastese, del restauro e del rosone della facciata della Chiesa di San Giuseppe, del Politeama Ruzzi, di fontane storiche, nonché di importanti tombe gentilizie. Antonino Sparvieri, che dopo il matrimonio apprese dal suocero anche l'arte di scalpellino (sua è la lapide scolpita a mano in memoria di sua madre Giuseppina Sabatini al vecchio cimitero di San Salvo), è da ritenersi uno dei più grandi talenti musicali sansalvesi. Chi scrive ebbe la fortuna di ascoltarlo ormai anziano: aveva un tocco e capacità interpretative uniche e straordinarie. Gli anziani del paese non lo hanno mai dimenticato.

Prima di concludere, corre l'obbligo ricordare Don Peppe Cilli, padre di Don Vitale che lavorava al Comune. Don Peppe, eccelso violinista, era stato componente dell’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli. Smessi i panni del musicista in tarda età, dopo la pensione tornò a San Salvo, dedicandosi ad insegnare la  musica ai ragazzi del paese. Antonino Sparvieri fu suo allievo.

Grande violinista di quegli anni fu Antonio Di Falco, il primo a destra, fratello di Za' Giuvuannine (Giovanna) Di Falco che suonava  smancinéte (era mancino) ".Gli altri componenti sonoda destra: Michelino Fabrizio, detto Crapacótte, Giuseppe Bruno (Zi' Peppe lu barbìre) alla chitarra e Andrea Ciavatta ('Ndrìjuccie lu telefene) al mandolino.


Nota

La  foto di sopra, che ritrae il complessino sansalvese, è stata scattata dinanzi a lu spáccie di Miccheline de Crapacotte, rivendita n.1 di sali e tabacchi del paese. Questo spaccio era ubicato nell'ultima casa del piccolo muraglione che da Via Fontana immette in Via Savoia e diede origine al nome dialettale delal zona: "A Crapacotte" o "A lu murajiàune de Crapacotte". Lo spaccio è rimasto per molto tempo nella memoria collettiva dei sansalvesi per essere stato l'unico esercizio pubblico ad avere una radio. Lì i sansalvesi si recavano per ascoltare lu cumunecáte (i giornali radio) ed i bollettini di guerra e"L'ha dette la radie de Crapacotte" divenne un modo di dire per i sansalvesi per affermare che la notizia era vera.