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Ogni mondo è paese, ma il mio paese è il mio mondo.
Fernando Sparvieri







Ma chi sarebbero li salvanése

I racconti di Fernando Sparvieri



Un po' di storia locale raccontando personaggi










Scuse Don Ciri'
(Scusa Don Cirillo)
(Fatterelli)


di Fernando Sparvieri


Succede a volte nel corso della vita, di incappare in fatti o avvenimenti che è 'na rése e nu chiánte (sono una risata ed un pianto), nel senso che, pur nella drammaticità del momento, non si sa se ridere o piangere, trattandosi di un qualcosa di tragico e nel contempo di buffo.

Mi raccontò mio padre, Assessore all'Urbanistica negli anni '60 dell'ancor piccolo Comune di San Salvo, che un pomeriggio primaverile, insieme al sindaco pro-tempore Vitale Artese ed a Don Cirillo Piovesan, il prete, si recò in C.da Stazione, nei pressi del passaggio a livello, oggi sostituito dal sottopassaggio del ponte ferroviario, perchè erano iniziati i lavori di costruzione della chiesetta della Madonna di Fatima, dirimpetto alla vecchia distilleria.

Giunti sul posto, dopo aver salutato i manovali, tutti sansalvesi, che con picchi e pale stavano scavando le pedemìnde (le fondamenta), si allontanarono dal cantiere e chiacchierando chiacchierando, si fecero una passeggiata lungo la strada che costeggia la ferrovia e conduce alla vecchia stazione ferroviaria di San Salvo, all'epoca ancora funzionante.

Era bello passeggiare lungo quella strada a primavera. Dava una sensazione di pace e modernità. L'odor di ferrovia arrivava alle narici, mentre il profumo delle prime margheritine appena sbocciate, ai lati dell'asfalto, insieme al frinio delle cicale, preannunciava l'arrivo della bella stagione.  Vi era una quiete bucolica lungo quella strada, interrotta ogni tanto dal transito di qualche rara automobile, o dall'improvviso sferragliare sui binari delle ruote del treno, che annunciava, con il suo fischio, che era ancora poesia, il suo arrivo al passaggio a livello ed al capostazione.

Ma d'un tratto, quando i tre amici, non si erano allontanati neppure cento metri dal piccolo cantiere, ecco udire, all'improvviso, alle loro spalle, delle forti esplosioni che sembravano provenire proprio dalla zona in cui stavano lavorando gli operai.

Allarmati, di gran carriera, tornarono indietro: una nuvola di fumo e di polvere avvolgeva il piccolo cantiere, con gli operai, che come anime nella nebbia, si intravvedevano in lontananza.

Quando la nuvola di polvere e di fumo iniziò a diradarsi, ecco, prendere forma, nello scavo, una figura umana, in piedi, immobile, piegata in avanti, come una statua pietrificata al momento di dare un colpo di piccone. Era Zi' 'Ndonie Carnevale, che sbiancato in volto per la polvere e lo spavento, dopo istanti di interminabile silenzio, alzando lentamente lo sguardo verso il cielo, così parlò:

"Core de Sande Vetale!" (Cuore di San Vitale!), bestemmiò. Poi, scorgendo con la coda dell'occhio, la tonaca di Don Cirillo ai bordi dello scavo, esclamò: "Scuse Do Cirì'..." (Scusa Don Cirillo). Ma se jé acchiappe che lu feje de puttane c'ha mésse..." (ma se io acchiappo quel figlio di buona mamma che...)

Cosa era successo.

Qualche giorno prima vi era stata in paese la festa di San Vitale e Vetale Capàune, un operaio che stava lavorando insieme agli altri, aveva trovato dei tric e trac, fuochi pirotecnici inesplosi nel luogo in cui era avvenuto lo sparo, e se li era portati in cantiere, volendo farli esplodere per divertimento.

Ma cosa aveva combinato. Con il ferro filato, aveva realizzato nu 'nciunelle (un piccolo uncino), gli aveva agganciato le bombe d'artificio, e lo aveva infilato ad un passante posteriore dei pantaloni di Zi' Ndonie Carnevale, mettendo fuoco alla miccia.

Nessuno ebbe il coraggio di dire a Zi' Ndonie chi era stato il fuochista.

Zi' Ndonie, per il resto dei suoi giorni, in molti lo ricordano camminare sempre con le mani congiunte dietro al sedere e quando si intratteneva a parlare con qualcuno in prossimità di una casa, appoggiava il culo al muro, forse traumatizzato da quell' incredibile scherzo.

A distanza di anni, Vetale Capàune, penso di confidargli che era stato lui l'autore.

Zi' 'Ndonie z'ha cacciate lu curtélle (Zio Antonio tirò fuori il coltello), ca l'aveva accéte (ché doveva ammazzarlo).


25 Febbraio 2022



Nota: Dopo la battaglia del Trigno dell'autunno del '43, con i tedeschi asserragliati sul fiume Sangro, gli inglesi realizzarono un aeroporto militare sull'arenile dell'attuale San Salvo Marina e trasformarono, per chilometri, la vecchia strada che conduceva dalla stazione ferroviaria a San Salvo (vecchia S.P. Trignina), in un campo di munizioni a cielo aperto, dove trovarono lavoro anche giovani sansalvesi, pagati dall'esercito dell’VIII Armata britannica. Molte casse di questo materiale bellico vennero buttate in mare dagli inglesi, al largo della costa sansalvese, prima della loro avanzata, in quanto ritennero non conveniente trasportarle tutte sulla linea del fronte. Ciò da dimostrazione di quanto materiale bellico disponessero gli inglesi nell'impari lotta contro l'esercito tedesco. (Fonte Tonino Longhi).





I racconti di Fernando Sparvieri

Indice

Gente, usi e costumi del mio paese



Un libro sul web

MA CHI SAREBBERO
LI SALVANESE

di Fernando Sparvieri

Indice

I forestieri a San Salvo



I racconti del mare

I pionieri del mare ed altro


di Fernando Sparvieri
Indice

Emilie de Felicìlle
(Emilio Del Villano)















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