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Ogni mondo è paese, ma il mio paese è il mio mondo.
Fernando Sparvieri







Ma chi sarebbero li salvanése

I racconti di Fernando Sparvieri



Un po' di storia locale raccontando personaggi










Quando gli aerei atterravano a San Salvo
(Le frecce tricolori)

di Fernando Sparvieri


Il 23 giugno 2013 si svolse per la prima volta sui cieli della nostra costa il 1° Air Show del Vastese, manifestazione in cui si esibirono, dopo vari caroselli acrobatici di elicotteri e velivoli di ogni genere, le famose Frecce Tricolori, la Pattuglia Acrobatica Nazionale, orgoglio italiano, equipaggiata con gli aerei MB-339A PAN della Aeramacchi, dotati di impianti fumogeni verdi, bianchi e rossi.

Gli aerei militari, però, non furono in quella circostanza una novità assoluta per i cieli del mare di San Salvo, già abituati al rombo dei motori di velivoli bellici durante la seconda guerra mondiale.

In tempo di guerra, infatti, dopo che gli alleati entrarono in San Salvo il 3 novembre 1943, subito dopo gli inglesi realizzarono sull’arenile un vero e proprio campo d’aviazione, da cui decollavano gli aerei militari della RAF (Royal Air Force) per missioni di natura bellica.

Michele Di Iorio, alla barra di comando, prima che diventasse maresciallo dei carabinieri, ed alle sue spalle Ndriuccie lu telefene (Andrea Ciavatta), così chiamato perche da adulto fu gestore del primo posto telefonico pubblico a San Salvo. La póse (fotografia) venne scattata probabilmente durante una festa di San Vitale, e li ritrae a mezzo busto infilati in un tendone di un fotografo ambulante dell'epoca.


Naturalmente non mi riferisco ad aeroplani come quello de la póse (della foto) qui sopra, che ritrae in volo, infilati a mezzo busto dietro un tendone di un fotografo ambulante, due illustri nostri concittadini, come spiegato nella didascalia, ma a veri aerei militari, tra cui i celebri caccia monoposto Supermarine Spitfire, che insieme ad altri velivoli militari impiegati per azioni logistiche, decollavano e atterravano quotidianamente sull'arenile, per compiere missioni di distruzioni e di morte, come i libri di storia scrivono.

Ma come fu possibile la realizzazione di un aeroporto militare su quell'arenile aspro e selvaggio?

Bisogna innanzitutto premettere che all'epoca non era ancora nata San Salvo Marina ed al suo posto  vi era un immenso arenile (due chilometri di lunghezza per uno di larghezza), ricoperto da li jncie (giunchi marini) ed altri arbusti sempreverdi (la cosiddetta macchia mediterranea costiera).

Gli alleati, con i caterpillar,  dopo aver livellato la sabbia, vi poggiarono sopra migliaia di grate in ferro bucherellate tra di loro agganciante, formando una pista d'atterraggio lunga 1.200 metri e larga 250, con hangar e torre di controllo. 

Aerei nell'aeroporto militare sull'arenile a San Salvo (anno 1943).


Trattandosi di un aeroporto militare l'ingresso era severamente vietato ai civili, che in verità non si sognavano neppure di guardarlo in lontananza, tanta era la paura.

Frotte di adolescenti, però, con l’incoscienza che li ha sempre contraddistinti, si spingevano a piedi dal paese sino all'aeroporto, ed eludendo la sorveglianza dei militari riuscivano persino ad intrufolarsi dentro, cercando di far incetta di cioccolato e pacchetti di sigarette, che gli inglesi avevano in gran quantità.

Uno di questi fu il mio amico Tonino Longhi.

Mi raccontò che da bambino, insieme ad un suo amico, fece una toccata e fuga, anzi più fuga che toccata, dentro l'aeroporto, subito scoperti da nu nurózze (un grosso militare di colore), che scoprendoli li inseguì facendo loro arruvue' le pìte arréte a la cudàlle (arrivare i piedi dietro alla nuca) modo di dire dialettale che significa correre di gran carriera. Il militare li inseguì anche fuori dall'aeroporto e Tonino, durante la fuga perse una scarpa che gli restò impantanata nel fango di un canneto, tornando a casa con una sola, subendo gli improperi della povera mamma che con tanti sacrifici gliele aveva comprate.

Il nostro mare, però, non fu solo sede dell’aeroporto alleato, ma anche discarica di materiale bellico.

Stando sempre ai racconti di Tonino, gli inglesi, quando il fronte si spostò ad Ortona, a bordo di anfibi, scaricarono tantissime casse di legno al largo, nel mare aperto, piene di bombe e munizioni. Avevano tanto di quel materiale gli inglesi, secondo la testimonianza di Tonino, che la strada, all'epoca bianca e brecciata, che dalla vecchia stazione ferroviaria conduceva a San Salvo, era in entrambi i lati della carreggiata un deposito di armi e munizioni a cielo aperto. Preferirono non trasportarle al fronte perché ritenuto non conveniente. L'unica consolazione, per modo di dire, fu quella che molti giovani sansalvesi lavorarono a pagamento durante la guerra al loro servizio in questo deposito di munizioni, al contrario di quanto fecero i tedeschi che reclutavano i ragazzi sansalvesi per scavare le trincee e alla sera li rimandavano a casa nghe 'na cheggiè a lu chìule (con un calcio al culo), come raccontò Mastro Luigi Di Iorio, il sarto, che se ne buscò uno al sedere.

Per fortuna dell'umanità, quanto appena raccontato, fa parte ormai del passato e sono rimasti in pochi anche coloro che lo ricordano.

Tornando a quel 23 giugno 2013, quando le Frecce Tricolori, con le loro scie colorate dipinsero il cielo con i colori della bandiera italiana, chissà cosa avrà pensato il nostro mare quando all'improvviso, dopo settant'anni, riudì per la prima volta, a bassa quota il rombo di aerei militari.

Si sarà spaventato?

A quanto pare, no.

Restò calmo.

Sono altre cose, da decenni ad agitarlo.

Fernando Sparvieri


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di Tonino Longhi


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di Antonino Vicoli


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2°Air Show del Vastese (2015)
di Fernando Sparvieri




NOTE: Sebbene la memoria popolare ricordi genericamente l'aeroporto sulla spiaggia come base di "grandi bombardieri", i registri militari della R.A.F. e della S.A.A.F. oggi confermano che la pista d'acciaio del "Trigno Airfield" ospitò stabilmente i celebri caccia monoposto Supermarine Spitfire. I velivoli di grandi dimensioni rimasti impressi nei ricordi dell'infanzia dei sansalvesi erano in realtà i Douglas C-47 Dakota, imponenti aerei bimotori da trasporto (riconoscibili per gli oblò rettangolari lungo la fusoliera e le eliche con le punte gialle), che facevano la spola quotidiana per sbarcare munizioni e rifornimenti al fronte. I veri bombardieri pesanti a quattro motori, troppo massicci per la pista di sabbia, operavano invece dai grandi aeroporti cementati della Puglia (Foggia) e furono purtroppo i tragici protagonisti dei bombardamenti che colpirono l'entroterra e la vicina Cupello il 3 novembre 1943. Ricostruzione effettuata con l'aiuto dell IA.

L'aeroporto venne realizzato all'incirca dove oggi sorge il primo tratto di lungomare C.Colombo, per l'esattezza all'altezza dello stabilimento balneare "La caravella", estendendosi verso sud. La pista sulla sabbia venne realizzata con lastre in ferro agganciate e bucherellate (Marston Mats o PSP), sviluppate negli Stati Uniti, aventi dimensioni di m. 3.00 in lunghezza per circa 38 centimetri di larghezza.
Molte di quelle grate, abbandonate dagli inglesi dopo la guerra, vennero usate dai muratori per farne delle "ristire” (impalcature) ed anche dai camionisti che le usavano invece p'arcaccia' i camion quando restavano “ficcati” nella melma. Molti sansalvesi ne conservano ancora alcune.

Giugno 2013







I racconti di Fernando Sparvieri

Indice

Gente, usi e costumi del mio paese



Un libro sul web

MA CHI SAREBBERO
LI SALVANESE

di Fernando Sparvieri

Indice

I forestieri a San Salvo



I racconti del mare

I pionieri del mare ed altro


di Fernando Sparvieri
Indice

Emilie de Felicìlle
(Emilio Del Villano)















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