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I racconti del maestro Evaristo.

La bottega di Mastro Luigi.


 

ZI’  LISANDRE

 

Mastro Luigi aveva uno zio di nome “Zi Lisandre” col quale non andava d’accordo per il motivo che temeva che questi, non avendo figli, ed essendo di condizione economica abbastanza buona,  alla sua morte, avrebbe lasciato  tutti  i   suoi   beni   al   nipote Sandruccio, (figlio  di  Giovanni  Di Iorio) che  per “rinnovo” portava il suo stesso nome. 

Mastro  Luigi, pertanto, non lo sopportava affatto e  spesso  ci si scontrava  anche per futili notivi di carattere semplice e familiare. 

Diceva che Zi’ Lisandre faceva “pantire” (pozzanghera) dalla  parte  del  nipote Sandruccio, nel senso che come l'acqua piovana stagna in una pozzanghera, così Zi' Lisandre "stagnava" denaro che avrebbe donato alla sua morte al nipote prediletto.

Un giorno Mastro Luigi disse che   quando   lo  zio   fosse   morto  avrebbe  fatto  sigillare  tutti  i  suoi  beni , e  che  alla successiva spartizione dei terreni avrebbe preteso che gli venisse assegnata una striscia di terra  per ogni appezzamento di terreno che lo Zio aveva lasciato.

E’ da mettere in evidenza che i terreni di Zi’ Lisandre  non  erano  in unico “corpo”, ma sparse in zone diverse dell’agro di San Salvo, e ne erano parecchi.

E alla domanda che il notaio avrebbe potuto rivolgergli del perché tale scelta e cosa ne avrebbe fatto di piccole e inutili strisce sparse, Mastro Luigi, diceva che gli avrebbe risposto: “ Ci-aia  je’ a caca’! “ (Ci devo andare a cacare).

 

N.B. All’epoca a San Salvo non vi erano ancore le fognature e sopratutto i maschi erano soliti andare “al bagno grande” in aperta campagna.