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I racconti del maestro Evaristo.

La bottega di Mastro Luigi.


SIVA  SIVE

di Evaristo Sparvieri

 

Nel secondo dopo-guerra, spesso, almeno per una volta alla settimana, girava per il paese un vecchio “Vuastarole” povero, macilento e mal ridotto.

Veniva a piedi da Vasto e portava con sé un piccolo sacco, una cesta (con della paglia dentro)  e una piccola stadera ottonata, che usava nel vendere i suoi miseri prodotti.

Girava per le vie del Paese gridando:”Siva Sive”e… “Siva  Sive” era diventato il suo” nome d’arte”perché, per individuarlo, tutti lo chiamavano così.

La sua principale attività commerciale era quella della vendita del “sego”di cui i contadini, ne facevano largo uso, sia per rendere morbide  le scarpe da lavoro, sia per togliere la durezza ai finimenti e alle bardature dei loro animali da lavoro.

La vendita avveniva ,quasi esclusivamente con scambio di prodotti locali (formaggio, uova, vino, olio ed altro) che, poi, il vecchio, o rivendeva “in loco” o portava a Vasto per lo scambio in moneta.

Un giorno, Mastro Luigi, vedendolo passare avanti alla sua bottega lo fermo’ e gli chiese di vendergli un  “pezzo di cacio”

Il vecchio, poso’ per terra la cesta, entro cui aveva alcune uova e qualche  pezzo di formaggio,  si tolse dalla spalla il sacchetto contenente il” sego “( dal nauseante tanfo), e diede mano alla stadera per procedere al peso del prodotto richiesto.

Ma per sua disgrazia, capitò che entro il piatto della stadera, vi si trovasse, per caso, un filo di paglia.

 A tal punto Mastro Luigi (che non doveva comperare nulla) si rivolse al vecchio dicendogli: ”Mo  pure  lu pese di lu file di  paje  t’haja paga?”.                                  

Il vecchio, con santa pazienza, rimise nel cesto il formaggio e rigirò il piatto della stadera per far cadere la paglia  e mentre faceva  tale operazione, diretto a Mastro Luigi gli disse: “Oh quanda sì cacante!!!” (quanto sei cavilloso!).

Non l’avesse mai detto!!! 

Mastro Luigi, che probabilmente non doveva comprare niente e voleva forse solo divertirsi un pò), lo aggredì dicendogli:”Ma  va’ ffa ‘nc... ; vedi che vi’ ha da fa’ , e ne j cimintenne cchiù la gente!”.

Il povero vecchio rispose:”I’ ti so’ cimintate? Tu mi si chiamate!!! Vattene a fa’ ‘nc... ti ; ma tu vedi nghi chi razza di cristijane haja cummatte je’ “ e, cosi dicendo, se ne  andò, mentre Mastro Luigi lo seguiva con lo sguardo ridendo sotto i baffi.