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I racconti del maestro Evaristo.

La bottega di Mastro Luigi.


LU  CILE  NGHI  LU  DUETE

 
di Evaristo Sparvieri


Nell’immediato dopoguerra, (relativo alla seconda Guerra Mondiale), fra le ragazze aspiranti al matrimonio,  in  San Salvo, vi era una che si reputava superiore  alle  altre  per avere alcune lire (che le altre non avevano) guadagnate dal padre emigrato negli Stati Uniti d’America.

Pertanto, aspirava ad un matrimonio con persona  di  buon livello sia economico che culturale: addirittura  pretendeva  un laureato e possibilmente medico. 

Il tempo trascorreva inesorabilmente e la ragazza, presa dal  timore  di rimanere  “zitella ”  rinunziò alla parte culturale e si accontentò solo di quella economica.

Fidanzatasi con un signore di Vasto, che era proprietario e gestore di  un attrezzatissimo  negozio  di  formaggi e salami, ci teneva a far credere ai  Sansalvesi che il  suo era un matrimonio di cui lo spessore, le altre, non  se  la sarebbero mai sognato. 

Nel periodo di fidanzamento, passeggiava, spesso, per le vie del paese, unitamente  al proprio   fidanzato, ostentando prosopopea, superbia e non curanza di  nessuno (si  dava, quindi delle arie).

Mastro Luigi, osservando tali atteggiamenti da parte  della ragazza, ebbe a dire: “Ma  guarda a chella : za crede ch’ha tucquate lu cile nghi lu duete, zenza sape’ ch’ha tucquate la murtatelle”.

(Ma  guarda quella: crede di aver toccato il cielo con il dito, senza sapere che ha toccato la mortadella).