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I racconti del maestro Evaristo.

La bottega di Mastro Luigi.


LI   DU’  MASTRE

(di Evaristo Sparvieri)

 

A poca distanza dalla bottega di Mastro Luigi, c’era un’altra sartoria: quella di Gigino Artese, di recente apertura, essendo, quest’ultimo, molto giovane e da poco professionalmente autonomo.

Fra i due, intercorreva una buona amicizia, ma siccome Mastro Luigi si reputava, (nel mestiere) di molto superiore al giovane collega, si atteggiava, spesso, a correttore dei lavori da questi eseguiti.

Ma Mastro Gigino, mal volentieri accettava tale atteggiamento, e più delle volte si finiva in maltrattamenti.

Una volta, in una di tali dispute, Mastro Luigi, non trovando argomenti validi a far prevalere le sue tesi, ogni tanto, se ne usciva con l’intercalare: “Ma Gigì, sa’ chi vu’ fa’: vammet’artravuddà” (trad. Gigino, sai cosa vuoi fare: vai a rotolarti per terra).

Gigino, non sopportandolo più, e sentendosi profondamente offeso, così gli rispose: “ A la fine di li cunte, Mastre Luì,  vammet’artravuddà tu che si’ ‘n asine”  (trad. In fin dei conti, Mastro Luigi, vacci tu a rotolarti che sei un asino).

Una volta i due si sfidarono al gioco delle carte (scopa), giocandosi un pacchetto di caffè tostato e macinato. Vinse Mastro Luigi, che, dopo aver preparato il caffe, (sui carboni ardenti del ferro da stiro), per sé e per i suoi due giovanissimi apprendisti, ordinò loro di andarlo a consumare avanti alla bottega di Gigino, e di ripetere spesso :” Ueh!!!, Com’è bone stu cafe’: sa di Artese”.

* artravuddà: rotolarsi per terra come fa l'asino, il  cavallo, il  maiale.