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I racconti di Fernando Sparvieri

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continua da pag.37


Ma chi sarebbero li salvanese?
(Un po' di storia locale raccontando personaggi)

di Fernando Sparvieri

Capitolo XXXVIII





IL PROFUMO DEL PROGRESSO
ED IL MAR ROSSO


"E chi è 'ssa pizze?" (Cos'è questa puzza?).


"N'è niente! E' Montalfane" (Non è niente! E' Montalfano).

Era l'odore del metano, che in certe giornate penetrava sino ai palmoni.

Arrivava a folate, spratutto d'estate quando firava il garbino, proveniente dalla Centrale del Metano di Montalfano, dove era acceso perenne una fiaccola di metano, una torre metallica di sfiatatoio del gas, che in certe serate estive irrovava di rosso il cielo sulla collina dove al di sotto, scorreva il fiume Treste.

E giù al mare un'altro spettacolo.

L'acqua cangiava ogni giorno
colore  Diventava rossa, gialla, bianca, viola, di tutti colori all'infuori di quello del cielo.

Era la SIV che scaricava le acque di lavorazione del vetro al vallone de la Farmue (il Formale), un corso d'acqua
deviato del fiume Trigno a la Repe de Regginalde, sotto Lentella, che dopo aver alimentato, prima  che inventassero i pozzi artesiani, le piantagioni degli ortolani e le pale dell'antico mulino Pantanella, terminava la sua corsa al mare.

Era stupendo quel nostro mare colorato. Era unico ed ervamo orgogliosi di averlo solo noi.

Come delfini facevamo i tuffi in quell'acqua colorata e mangiavamo le telline, che però avevano uno strano retrogusto.

Non era mare inquinato.

Non era nemmeno lo scotto da pagare per l'industrializzazione.

Era il progresso.








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