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I racconti di Fernando Sparvieri

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Ma chi sarebbero li salvanese?
(Un po' di storia locale raccontando personaggi)

di Fernando Sparvieri

Capitolo XXXVI

L’INAUGURAZIONE DELLA S.I.V.
(Aldo Moro a San Salvo)

 

Era trascorso più di un anno dall'accensione del 1° forno giù alla SIV, quando, il  5 Dicembre del 1966, arrivò a San Salvo, per la cerimonia di inaugurazione, il Presidente del Consiglio, On. Aldo Moro. 

Il paese si svegliò ancora incredulo, in un'atmosfera di festa e di forte emozione, per certi versi simile a quella che i sansalvesi provarono all'incirca 18 anni dopo, quando il 19 Marzo del 1983,  posò il suo piede, sul nostro territorio, scendendo dall'elicottero, Sua Santità Papa Giovanni Paolo II.

Era appena un decennio che la Democrazia Cristiana aveva strappato la guida del Comune ad un'amministrazione social-comunista, rimasta alla guida del paese dal '46 al '56, ed in quegli anni  erano venuti a farci visita i ministri democristiani Vittorino Colombo e Giulio Pastore, oltre agli immancabili onorevoli Sen. Giuseppe Spataro, Remo Gaspari e Carlo Bottari, che sovente venivano ad inaugurare le prime opere pubbliche, come la Scuola Elementare di Via de Vito, l'Asilo Comunale di Via Firenze, l'ammazzatoie (il mattatoio comunale), ma nessuno si sarebbe mai sognato che un Presidente del Consiglio, e nel caso specifico il grande statista democristiano On. Aldo Moro, che la gente conosceva per averlo visto sui giornali o in quei pochi televisori in bianco e nero che alcune famiglie possedevano, potesse un giorno calcare il suolo di quel nostro paesino, sino a qualche tempo prima abbandonato dagli uomini e dalle istituzioni, che ora pareva essere stato baciato dalla fortuna. (1)


Il programma prevedeva nel pomeriggio la visita del Presidente Moro negli stabilimenti SIV, dove avrebbe tagliato il nastro inaugurale, ed al termine, una sua visita nel Palazzo Municipale.

Ricordo quella giornata come fosse oggi.

Sin dal mattino, numerosi agenti di Pubblica Sicurezza arrivarono giù alla SIV per presidiare lo stabilimento industriale, mentre alle primissime ore del pomeriggio, iniziarono ad arrivare, giornalisti delle più grandi testate giornalistiche italiane, operatori  RAI e numerose alte cariche civili, militari e religiose,  invitati all'inaugurazione.
Al popolo, ed agli stessi amministratori comunali, era stato detto di non scendere giù e di attendere l'On. Moro in piazza Municipio.
Io, che all'epoca avevo 13 anni, ebbi la fortuna ed il piacere di poter vedere per ben due volte, da vicino, l'On. Aldo Moro.
Rimasi colpito dal suo sorriso quando nel pomeriggio, giù, alla stazione, appena varcato il passaggio al livello, la staffetta della polizia stradale, che precedeva il corteo presidenziale, fece segno con la paletta a mio padre di accostare l'auto. Era in arrivo, dalla S.S.16, da qualche anno aperta al traffico, il corteo presidenziale. L'on Moro viaggiava alla sinistra dell'auto ed ai nostri applausi, rispose con un sorriso, in un attimo fugace, salutando con un gesto della mano.
La seconda, volta che lo vidi, fu invece nella sala consiliare, a due passi, dove mio  padre mi portò con sé, essendo egli all'epoca Assessore Comunale.

Lasciando la narrazione del suo intervento alla SIV e le sue considerazioni economiche e politiche agli  storici che hanno approfondito il suo discorso nel corso degli anni con analisi molto approfondite (nella rete vi è il suo discorso integrale), vorrei descrivervi le emozioni di un popolo, quello sansalvese, in trepidante attesa del suo arrivo, in piazza Municipio, quella sera del 5 Gennaio 1966.  
Riporto integralmente un mio racconto di quella serata memorabile, pubblicato nel volume “San Salvo e le sue Aziende” di Nicola D’Adamo, giornalista vastese ed ex ufficio stampa SIV.



MORO A SAN SALVO



La piazza, in sul  calar del sole, era già  gremita sino all’inverosimile. 
Tutta San Salvo era lì, quella sera, in Piazza Municipio, ad attendere l’arrivo di  Aldo Moro, Il Presidente del Consiglio, che in quelle ore del tardo pomeriggio già si sapeva essere giù, alla SIV, per l’inaugurazione.
  
Artigiani, contadini con il collo arso dal sole, mamme e nonne, vestite di nero con fazzolettoni in testa, i pochi negozianti e professionisti del paese,  i medici , il farmacista, i maestri  elementari, gli operai, gli  studenti e studentesse, che erano la modernità, tutti, proprio tutti, quella sera, erano lì, in Piazza Municipio,  in trepidante attesa, per tributare il loro omaggio all’On. Aldo Moro, al Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano, la cui venuta rappresentava  il suggello alla speranza di una nuova era di progresso, la conferma che il  piccolo paese rurale, sino a qualche anno prima dimenticato dal mondo e dagli uomini, era divenuto  davvero importante. 
Anche il Municipio, per l’occasione,  si era vestito a festa. Campeggiava sul suo terrazzo un’enorme luminaria con la scritta SAN SALVO SALUTA IL PRESIDENTE MORO, e centinaia di lampadine bianche adornavano la facciata  principale ed il balcone centrale, ove era stata issata l’asta con la bandiera italiana, a testimoniare la sacralità civile dell’evento.
Conferivano alla piazza un’atmosfera di  grande celebrazione, un  picchetto d’onore militare, schierato alla sinistra dell’ingresso principale del Municipio e decine di drappi  tricolori, esposti ai davanzali delle finestre ed alle ringhiere dei balconi.

Tutto era pronto per lo storico evento.

All’improvviso,  il vocio della piazza salì di tono. Le prime auto del corteo annunciarono che l’atteso momento era arrivato. Uno scrosciante ed interminabile applauso, tra scoppi di pedardi e mortaretti, accolse l’arrivo di Aldo Moro in Piazza Municipio, mentre l’auto presidenziale procedeva lentamente tra ali di folla.

L’On Moro, disceso dall’auto,  con il volto sorridente e con la famosa voglia bianca sulla ciocca dei capelli,  che tutti conoscevano per averla vista sui teleschermi di quelle poche TV in bianco e nero all’epoca esistenti, dopo aver passato in rassegna il picchetto d’onore militare, in un bagno di folla , tra lanci di fiori e confetti, accompagnato dal Sindaco Vitale Artese, che già aveva avuto l’onore di riceverlo in qualità di primo cittadino alla  SIV, salì le scale del Municipio, mentre la folla festante continuava ad acclamare il suo nome.

La cerimonia ufficiale nella sala consiliare sancì il connubio tra San Salvo, piccolo paese agricolo, e l’industrializzazione.

Si era fatto ormai buio, ma in quella piazza pareva splendere il sole. Era come se una luce miracolosa, tutta d’un tratto, fosse giunta ad  illuminare secoli di antico ed atavico “oscurantismo”.
Fu quella sera che San Salvo capì  di  poter diventare grande.
Al termine della cerimonia ufficiale che si tenne in Comune,  il  Cav. Virgilio Cilli, braccio destro di Artese e tra i principali organizzatori della cerimonia in Comune, invitò l’On. Aldo Moro ad  affacciarsi al balcone principale del Municipio, per un saluto alla popolazione che era in piazza. L’on Moro, che doveva successivamente recarsi a Vasto, ove era in programma un’altra cerimonia con comizio al Politeama Ruzzi, dietro consiglio dei suoi più stretti collaboratori, pare che stesse per declinare l’invito, data l’ora tarda. Alle  insistenze del Cav. Cilli, alla fine,  accettò affacciandosi al balcone. Un nuovo grande applauso scrosciante si levò dalla piazza, mentre fuochi d’artificio, di cui  il Cav. Cilli ne era stato il promotore, illuminarono il cielo di San Salvo, a conclusione di una giornata memorabile. 
(1) Il mattatoio comunale era stato realizzato dove oggi  insiste il teatro comunale, all'epoca isolata dal centro abitato.
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