www.sansalvo@ntica.it
HOME




I racconti di Fernando Sparvieri

Vai alla bacheca di Fernando


continua da pag.30


Ma chi sarebbero li salvanese?
(Un po' di storia locale raccontando personaggi)

di Fernando Sparvieri

Capitolo XXXI



LA SCOPERTA DEL METANO


 
Tornando ai forestieri, contrariamente a quel che molti pensano, come già scritto nelle pagine precedenti, la loro l’affluenza a San Salvo non coincise con l’arrivo della SIV (Società Italiana Vetro) in C.da Piane Sant’Angelo, che a quei tempi non era ancora stata concepita nemmeno nella mente dei suoi padri fondatori.
 
Infatti, quasi in contemporanea con l'arrivo dei primi forestieri che lavoravano ella centrale idroelettrica in C.da Caprafico di Tufillo, di cui abbiamo ricordato nelle pagine precedenti le famiglie dell'Ing. Tommaso Papi e di Vincenzo Ricca,  una seconda ondata di forestieri arrivò a San Salvo sul finire degli anni '50.

Eravamo nel '57, quando l’AGIP MINERARIA, facente parte del gruppo ENI, di cui era presidente Enrico Mattei,
nell’ambito di una progetto teso alla ricerca di idrocarburi nell’intero territorio nazionale, iniziò a bucherellare come un formaggio svizzero Emmental anche la nostra zona.

Da ciò che mi venne raccontato dal mio amico Tonino Longhi, di quasi un ventennio più grande di me, venne eseguito un primo tentativo di ricerca di idrocarburi anche a San Salvo, nella zona dell'attuale Via delle Rose, all'epoca aperta campagna,  trivellazione  che si rivelò sterile.
 
Per nulla avviliti, i tecnici AGIP, ne iniziarono altre lungo le sponde del fiume Trigno.  
 
Nel  1957, nella sponda nord del fiume, in territorio molisano, venne trivellato un altro pozzo fino ad una profondità di m.1618 denominato San Salvo 1, che si rivelò anch’esso sterile. 

Le trivellazioni proseguirono  nel '59
a poche centinaia di metri dal pozzo San Salvo 1, sempre vicino al fiume Trigno e questa volta, in territorio di Cupello, ad una profondità di m. 1570, finalmente trovarono  il metano.  Il pozzo venne chiamato San Salvo 2.

 
 
Fu un evento per l’epoca straordinario, quasi fantascientifico, una specie di rivoluzione copernicana, che lasciò stupefatta la popolazione dell'intero comprensorio.
 
La terra, quella stessa terra, in cui l’uomo, nel corso dei secoli, aveva zappato, arato con asini e buoi in superficie, che aveva sfamato intere generazioni nel corso dei secoli precedenti, nascondeva sotto, nel sottosuolo, una ricchezza, una  fortuna immensa, inimmaginabile.
 
Questi primi pozzi vennero scoperti alla Bufalara e precisamente in c.da Saletto di Cupello, terreni da sempre coltivati dai sansalvesi, in quanto molto più vicini a San Salvo che al paese di appartenenza territoriale, essendo il territorio sansalvese molto esiguo, circondato a pochi chilometri dal capoluogo dai territori di Cupello, Vasto e Montenero di Bisaccia.
 
Le trivellazioni proseguirono sempre in quella zona, risalendo dal fiume Trigno verso nord,  direzione Montalfano. Nonostante i pozzi sondati si trovassero quasi tutti  in contrada Bufalara nel territorio di Cupello, ed altri nei Comuni di Lentella e Fresagrandinaria, nella zona del fiume Treste, vennero in gran parte battezzati con il nome San Salvo, perchè più vicini alla nostra cittadina che ai paesi in cui come territorio ricadevano.  

Man mano che i lavori di trivellazione proseguivano e con la scoperta di grandi giacimenti venne successivamente realizzata a  Montalfano, contrada cupellese, la centrale del gas, entrata in esercizio nel novembre 1960, che portò a San Salvo altri forestieri, data la sua ubicazione a  pochi chilometri dalla cittadina sansalvese.
 
E’ il caso, tanto per citarne alcuni,  di Raffaele Silvestri, da Civitella Roveto e del suo compaesano Gino Montaldi, a loro volta compaesani del padre di Enrico Mattei, il Presidente dell’ENI,  e negli anni successivi della famiglia Peppino Giuseppe Ferrari, parmense, padre di Luigi e Franco il capellone, che con i capelli lunghi e gli occhiali rotondi tanto somigliava a John Lennon. Vi era uno scambio di battute tra Ferrari e Raffaele Silvestri. Peppino diceva: “ Noi siamo parmigiani” e Raffaele gli rispondeva : “Noi siamo pecorini”. Giunse anni più tardi anche la famiglia di Luigi Daccò da Sant'Angelo Lodigiano (MI), Clivio Remo, pescarese, oltre ad altri tecnici tra cui Giuseppe Battaglia e Arnaldo Sciocchetti, che andarono ad abitare un po' tutti in Via Maiella, allora periferia del paese, a due passi da Montalfano.


A destra Raffaele Silvestri, con il figlioletto Pasquale, al mare di San Salvo.
Con loro un dirigente della Centrale del metano di Montalfano.

Se ne contarono nel corso di quegli anni  n. 79 pozzi con il nome San Salvo, 28 con il nome di Cupello, 9 con il nome Furci, 1 Montenero di Bisaccia, che risulto sterile, e 4 Montecilfone.

Anche se non tutti risultarono con esito positivo, una cosa era certa: in zona vi era uno dei più grandi giacimenti di metano d’Italia, che innescò nella popolazioni del comprensorio un senso di stupore e nel frattempo di  speranza di aspettative di vita migliori.

 
L’arrivo dei primi lavoratori del metano, nonostante un apparente iniziale freddezza da parte dei sansalvesi, derivante più da un senso di timidezza che da mancanza di ospitalità,  fu per i sansalvesi  un tirocinio, una prima vera scuola di  preparazione ed integrazione con una nuova realtà, ancora inimmaginabile all’epoca, che di lì a poco avrebbe cambiato per sempre il volto demografico, e non solo, della nostra cittadina.

pag. 31

Vai a pagina 32




Vai alla bacheca di Fernando

HOME