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I racconti di Fernando Sparvieri

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continua da pag. 18

Ma chi sarebbero li salvanese?
(Un po' di storia locale raccontando personaggi)

di Fernando Sparvieri

Capitolo XIX

Il Bubba dei casolani
(I fratelli meccanici)



Come già detto, eravamo ancora in un epoca in cui i contadini zappavano e continuavano ad arare i loro terreni con asini, muli, cavalli e buoi, per chi l'aveva. Nessuno aveva nu motore (un trattore).

Certamente non è che i sansalvesi non lo avessero mai visto prima di allora nu motóre. Lo avevano visto ed apprezzato al seguito de le machene (delle trebbie) di Pajate, di Piazzane, di San Pitre Avellane, che venivano a tresca' (trebbiare) nelle campagne sansalvesi, oppure nei terreni dell'Azienda D'Avalos in agro di Cupello, dove c'era la trebbie di Don Giorgie, acquistata nel 1939 da don Giorgio Di Michele, che ne era il fattore, ma nessun sansalvese verace, neppure tra i più benestanti proprietari terrieri, come Do' Ureste o Don Caddane, si erano mai sognati di acquistare nu motore, troppo complicato da gestire, non essendovi né motoristi e né tantomeno meccanici in paese.

Meccanici erano invece cinque di sette fratelli casolani, i cui nomi erano Donatuccie , Felice,  Nicola, Pasqualine, Giuvuannine, Salvatore, con l'unica eccezione del fratello più piccolo, Vittorio, che era studente, appartenenti ad un ceppo della famiglia Travaglini (quelle de Za' Mariuccie), che si era insediata sin dal 1915 in C.da Colle Pagano, all'epoca ancora campagna. La famiglia era costituita anche da tre sorelle: Ornella, che sposò il sansalvese Ntonie Del Negro; Vitalina, che sposò Travaglini Casimiro, che non era suo parente pur portando lo stesso cognome (la coppia si trasferì a Campomarino) e Antonietta che si sposò con Guido Tomassetti di Montenero di Bisaccia.  

Furono loro ad acquistare lu préme motore (il primo) trattore.

A dire il vero, pare che prima di acquistarlo, avessero cercato di trasformare in trattore un autoblindo inglese lasciato nelle campagne sansalvesi, applicandovi dietro un aratro, ma non durò a lungo. Acquistarono un  Bubba 45 Cv, cingolato, con  pistone unico, insieme ad una trebbia.  

Per farlo partire quel trattore era una mezza impresa. In parole poverissime la sua accensione avveniva per tramite una "sigaretta" (un esplosivo), sistemata in un foro di una specie di precamera della testata. Dopo averla piazzata la si faceva esplodere ed il trattore si metteva in moto. Questo metodo però non sempre funzionava. Anzi al trattore dei casolani non funzionava mai. Allora escogitarono un altro sistema, empirico: applicarono una forgia da fabbro sotto la precamera di riscaldamento e quando questa si arroventava, diventando color rosso ciliegia, prendevano un aggeggio a mo' di sterzo e lo infilavano in un foro di un grosso volano esterno del motore, e girandolo opportunamente avanti ed indietro mettevano in moto il trattore, che sbuffava come una locomotiva. A volte capitava che al momento dell'accensione, quella specie di sterzo desse un pericoloso contraccolpo che poteva fregare le mani ed altre volte che il motore si accendesse con il volano che girava al contrario, facendo girare l'albero motore all'indietro. Quando ciò accadeva anche la cinghia della trebbia girava a la cape chiule, cioè in senso contrario e bisognava spegnere il motore e riaccenderlo di nuovo.

Con lo spirito e l'intraprendenza che da sempre, sin dall' arrivo dei loro progenitori, avevano sempre contraddistinto i casolani sansalvesi, non trascorse tempo che ne acquistarono altri di trattori.  

E lì, in C.da Colle Pagano, da dove si scorgeva il panorama del paese e per arrivarvi bisognava scendere  a bballe pe la fànte (la discesa di via Fontana), attraversare il ponte dei casolani, così chiamato perchè nelle vicinanze ci abitavano loro, e poi prendere la salita  de la ve' de la desgrazie (attuale Via il Caravaggio), così denominata in quanto i briganti ci avevano ammazzato Luigi Ciavatta, capitano della Guardia Nazionale, iniziò un via vai  di giovani sansalvesi, che ze javene a 'mbarà lu mustire a le casuléne (andavano a ad apprendere il mestiere di meccanico/trattorista ai casolani). 

Quella dei casolani fu una vera scuola motoristica per la gioventù locale, un cambio di mentalità, una prima propensione, da parte dei giovani, a guardare verso lo sconosciuto ed appassionante mondo dei motori.

Loro apprendisti furono, tanto per citarne alcuni, Sebastiano Valentini, Giuseppe Gallina, Armande de Pumbe' (Armando Marzocchetti), Michelino Cieri, Tonino Zuccoronno, figlio de Leséne (Eliseo), Adelchi Artese, che ere lu feje de Ntunine lu cantinire (il cantiniere), Gine Orie (Gino Ciavatta), che poi diverrà meccanico, Miuccie (Emilio) Di Cola, e per un breve periodo anche Raffaele Chica, che poi diverrà uno dei pochi meccanici sansalvesi, specializzato in trattori ed altri mezzi agricoli. Oltre a loro vi erano anche dei giovani nipoti di Serra di Altino, e l'altro nipote Felice, figlio del primo fratello Felice, al quale alla nascita misero il nome del padre purtroppo perito in un incidente stradale prima che egli nascesse. Dava loro una mano, saltuariamente, anche Micchele Celléne (Michele Della Valle), originario di Montenero di Bisaccia, di cui parleremo in seguito.

Quei giovani impararono a smontare motori e ripararli.

I casolani, per spostarsi celermente, avevano anche una moto, un DKW, due tempi 350, che era stata abbandonata dai tedeschi durante la ritirata del Novembre '43, e che in qualche modo erano riusciti ad immatricolare.

Era un'ottima moto per quei tempi. Aveva una grossa forcella con una molle a spirale alla ruota anteriore per attutire i sobbalzi, mentre quella posteriore era rigida, senza ammortizzatori. Per rendere più confortevole il viaggio dei passeggeri, aveva due selle in gomma che molleggiavano in quanto sorrette da molle. Quando arrivava il tempo della trebbiatura, per aumentare il numero degli operai da trasportare con la moto nelle campagne, gli 'nzeppavane (inzeppavano) na' tavele de le pénne (una tavola per lavare i panni) sotto la prima sella , che  poggiata sulla seconda, creava altri due tre posti a sedere.   

Erano davvero intraprendenti questi fratelli casolani e si facevano davvero girare il cervello.

Ad esempio, dopo che i tedeschi,
 il 3 Novembre del '43, per ostacolare l'avanzata alleata, fecero saltare in aria il ponte de le casuléne sulla nazionalemolti camion ed autotreni non riuscivano a risalire la cunetta che si era determinata in quel punto. I casolani cosa fecero! Vi portarono nu motore e li rimorchiavano riportandoli sulla strada, naturalmente a pagamento.


Il ponte dei casolani distrutto dai tedeschi - Novembre 1943


Peccato che i nostri amici, dopo aver aperto anche nu trappete (un frantoio), ad uno ad uno emigrarono
. Pasqualino e Salvatore se ne andandarono in Australia,  Giovanni in Canada e Nicola a Milano.

Molti loro apprendisti, oggi anziani, li ricordano con stima e simpatia.

Furono maestri di mestiere e di vita.




La salita che dal ponte dei casolani  riconduceva al paese, divenne in quel periodo una vera disdetta per i camionisti. Siccome procedevano in salita molto lentamente l'attuale Via Trignina, erano vittime
a lu lammete * di orde di ragazzini che si divertivano a fare i banditi. Nascosti abballe pe lu làmmte , sbucavano all’improvviso dietro al rimorchio, rubando a dispregge (senza alcun ritegno) i catarinfrangenti ed i triangoli posteriori degli autotreni. Molti camionisti, sapendo che durante la salita incorrevano in questo pericolo, mettevano di  guardia, a mo' di vedetta,
qualcuno che viaggiava con loroaggrappato al maniglione esterno dello sportello o nascosto dentro il  cassone del camion,  per cogliere in flagrante la banda di ragazzini. Altri ragazzini, invece, quando transitavano le pustale (le corriere), si erano specializzati a fregare la merce trasportata sul portapacchi delle stesse. Aspettavano che la corriera iniziasse la salita (generalmente quella che porta a Vasto sulla vecchia S.S. 16, dopo il ponte di Buonanotte) e  quando la pustale rallentava, abbassavano la scaletta che portava al portapacchi e saliti sopra frecavano ceste d'uova ed altri oggetti. Un giorno però trovarono la sorpresa: sotto 'na 'ncirate (un telo cerato) sbucò Rasoterre,  il fattorino, così soprannominato perchè basso di statura, che con la pianta delle scarpe iniziò a pestare loro le dita mentre si arrampicavano sulla scaletta, facendoli cadere a terra mentre la corriera era in movimento. Alcuni ragazzi tornarono a casa tutte 'nzanganìte (sanguinanti) e pieni di varlése (escoriazioni).

Lu lammete: zona che da Via Trignina, dopo la Curva de la mammene (incrocio con Via San Rocco), declina sino a Via Madonna delle Grazie.

N.B. molti particolari sul trattore dei casolani mi sono stati forniti dal sig. Armando Marzocchetti, loro apprendista.




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