www.sansalvo@ntica.it
HOME




I racconti di Fernando Sparvieri

Vai alla bacheca di Fernando

continua da pag. 16

Ma chi sarebbero li salvanese?
(Un po' di storia locale raccontando personaggi)

di Fernando Sparvieri

Capitolo XVII

 La famiglia Ricca

Vincenzo Ricca e Rosa Garofalo, coniugi


Più o meno nello stesso periodo in cui arrivò a San Salvo Tommaso Papi, l’ingegnere, eravamo nel ’59, si stabilì a San Salvo un’altra famiglia che veniva da fuori, precisamente da Pescara, anche se erano calabri, originari di Rogliano (CS).  

ll  capofamiglia si chiamava Vincenzo Ricca, che aveva preceduto l'arrivo della famiglia nel '57, e sua moglie Rosa Garofalo. 

La coppia aveva 7 figli. Al loro arrivo  incrementarono seppur di poco, l’anagrafe dei residenti, che comprendeva in quegli anni circa 4.000  abitanti.  Questi ragazzi  si chiamavano Giuseppe, Carmelo, Armando, Concetta,  Antonio, Mario, e Piero. Quest'ultimo, l’ultimogenito, era un bravo e bel ragazzo, sempre sorridente, chiamato dagli amici Pierino, che subito si integrò con i suoi coetanei del paese.  

Erano persone serie, rispettose del vicinato e di grande integrità morale. 

La famiglia Ricca fu uno dei primi nuclei familiari a trasferirsi a San Salvo qualche anno prima che arrivasse la SIV (Società Italiana Vetro), che all'epoca nessuno immaginava sarebbe di lì a poco arrivata.  Andò  ad abitare in affitto al IV Vico Savoia, a lu palazze  de Donna Porfide, dove all’ultimo piano vi era stato, sempre in affitto, il Municipio.

Giunsero a San Salvo perchè papà Vincenzo era un dipendente della ditta ICIS di Ancona,
che in quegli anni aveva preso in sub appalto dalla ditta Ghelli del nord Italia, la costruzione di una centrale idroelettrica (la dighe - la diga) in c.da Caprafico di Tufillo, vicino al fiume Trigno , una delle prime opere incompiute della zona, in cui prestava la sua opera anche lu 'ngiugnire (Tommaso Papi).  

A papà Vincenzo, che era stato capo squadra, dopo un incidente sul lavoro che lo aveva reso inidoneo a svolgere lavori gravosi, gli era stato riconvertito il posto a guardiano di cantiere e quindi sorvegliava le baracche costruite appositamente dalla ditta su un terreno in C.so Garibaldi, di proprietà e confinante con la casa di Vincenzo Granata, dove alloggiavano circa un centinaio di operai.

Lavoravano a la dighe quasi tutti i suoi figli maschi ad eccezione di Pierino, ancora ragazzo, ed Antonio, che in quel periodo era sotto la naja.  Giuseppe ed Armando svolgevano un lavoro molto pericoloso: facevano esplodere cariche di dinamite con le quali venivano scavate le gallerie.

Piero, come molti suoi coetanei, era studente.

Era quello il periodo (fine anni '50) in cui venne istituita a San Salvo la Scuola di Avviamento Professionale, con sede  nei  locali  del  vecchio Palazzo scolastico, che vide come primo Preside provvisorio l’Arciprete Don Cirillo Piovesan, all'epoca Parroco unico a  San Salvo.

L' istituzione di questa Scuola, la prima "superiore" dopo le elementari, rappresentò per molti giovani l'inizio di un percorso scolastico nuovo, che non terminava più con il conseguimento della licenza di V elementare, ma apriva le porte verso nuovi orizzonti culturali e professionali, impensabili sino a qualche anno prima (la gran parte dei ragazzi, dopo la licenza elementare, veniva impiegata nei duri lavori dei campi o andava a lu mastre ad imparare  un mestiere, non esistendo, sino ad allora nessun'altra scuola, dopo le elementari). 

La costruzione della centrale idroelettrica in C.da Caprafico di Tufillo, determinò in quegli anni il primo timido impatto dei sansalvesi con gente che veniva da fuori. Iniziarono a vedersi in giro tante facce nuove. 

Infatti, nonostante i lavori si svolgessero nel Comune di Tufillo, il quartier generale della ditta era a San Salvo. Ne trassero giovamento alcuni giovani camionisti che in quel periodo avevano acquistato i primi camion, che vennero impiegati per il trasporto di materiali necessari alla costruenda centrale idroelettrica, nonchè piccoli negozietti (le puteche), sino ad allora abituati a smerciare i loro prodotti  solo alle famiglie locali.

La ditta, per provvedere al sostentamento degli operai, realizzò anche una mensa 
a la dighe.

Fornitore ufficiale di carne era 
il macellaio Ntonie de Zarraféne (Antonio Torricella, figlio di Serafina)che aveva una macelleria in C.so Garibaldi.  Per il trasporto aveva incaricato suo nipote Tonine (Antonio) Torricella, figlio di suo fratello Custanze (Costanzo), il quale quasi quotidianamente, con una Lambretta cabinata con cassone posteriore ricolmo di carne, partiva da San Salvo per arrivare al cantiere. Per giungervi era una mezza impresa: ci volevano più di due ore. Non essendo stata ancora realizzata la fondovalle S.S. Trignina, l'unica strada percorribile era la vecchia Trignina (la ve' de Palmule) che si inerpicava tra le montagne dell'alto vastese. Partendo da San Salvo dopo aver attraversato Montalfano, il ponte del fiume Treste, La Guardiole (C.da Guardiola di Fresagrandinaria),  i bivi di Lentella e Fresagrandinaria, il bosco di Palmoli, giunti  a  Fonte La Casa, frazione di Palmoli, si svoltava a destra verso Tufillo, sino a ridiscendere al  fiume Trigno, dove vi era il cantiere.

Tornando alla famiglia Ricca, l'arrivo di questi baldi giovanotti, figli di Vincenzo, non lasciò insensibili i cuori di ragazze locali. 

Infatti  Antonio, finita la naja, nonostante non fosse esperto come i suoi fratelli Giuseppe ed Armando ad accendere fuochi con la dinamite, riuscì ad infiammare il cuore di Maria, la figlia del macellaio Ntonie de Zarraféne, con la quale si fidanzò per convolare subito dopo a giuste nozze, mettendosi a fare il macellaio con il suocero. Qualche anno più tardi anche Pierino trafisse il cuore di una bella ragazza del luogo, appartenente a chelle de Currade (alla famiglia Corrado), che abitava a lu Vurriccie. 

Purtroppo qualche anno dopo, a causa di difficolta economiche che coinvolsero la ditta appaltatrice, i lavori vennero interrotti e mai più ripresi, nonostante fossero state scavate due gallerie, ancora visibili sulla Trignina, percorrendola per andare ad Isernia.

Fu allora che alcuni componenti della famiglia Ricca, non essendovi più lavoro, andarono via.

Giuseppe e Carmelo,  fecero ritorno a Rogliano (CS), loro paese d'origine, mentre Armando si trasferì a Caldarola (MC), paese in cui prese moglie, dove era in costruzione un'altra diga.  Antonio, dopo qualche vicissitudine che coinvolse la macelleria, probabilmente proprio a causa di mancati introidi conseguenti la fine dei lavori alla diga, si trasferì insieme a tutta la famiglia del suocero a Vasto Marina, dove aprì una moderna macelleria e qualche anno più tardi un ristorante. 

A restare per sempre a San Salvo furono i loro genitori Vincenzo e Rosa,  insieme ai figli Piero e Concetta, la quale nel frattempo aveva sposato Camillo Dei Novellisti, capo squadra della ditta Guerra, che svolgeva anch'essa lavori nel medesimo cantiere di Caprafica. Anche Mario, dopo un periodo in cui emigrò per lavoro in Inghilterra, fece ritorno in Italia, stabilendosi definitivamente a San Salvo.

Sicuramente la famiglia Ricca, insieme a quella dell'Ing. Tommaso Papi, è da considerarsi  uno dei primi nuclei familiari che, per lavoro, si stabilì a San Salvo ad un quindicennio dalla fine della guerra.

Era quello il periodo in cui era in atto il fenomeno dell'emigrazione di massa di molti nostri giovani, spesso padri di famiglia,  verso le città industriali del nord Italia e dell'Europa, come unica alternativa alle misere condizioni economiche e sociali in cui la gente viveva, la grande piaga che caratterizzava la società di quei tempi.

Nessuno in quegli anni avrebbe mai immaginato, che di lì a poco, con l'arrivo della SIV, vi sarebbe stato un mutamento dell'economia locale, che avrebbe cambiato per sempre il volto di quel paesino di poche anime, che era San Salvo.

Armando Ricca Mario Ricca Antonio Ricca Piero Ricca   

                Armando Ricca               Mario Ricca                 Antonio Ricca                   Piero Ricca                 

(1) Il macellaio Antonio Torricella era stato allievo di Regiuvuanne, fratello di Remmichele (noti macellai locali di cognome De Francesco).

(2) Per notizia e  per far meglio comprendere come la microeconomia locale trasse giovamento dai quei primi forestieri che giunsero a San Salvo, Camillo Dei Novellisti, al suo arrivo,  andò ad alloggiare da Emilio di Villano, che oltre al bar, vi aveva abbinato, nella stessa casa, un affitta camere. 


Vai a pagina 18

pag. 17




Vai alla bacheca di Fernando

HOME