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I racconti di Fernando Sparvieri

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Ma chi sarebbero li salvanese?
(Un po' di storia locale raccontando personaggi)

di Fernando Sparvieri

Capitolo XV
 


Queste è lu paese de l’amore... diceva la canzone “Sopra na culline” scritta nel 1961 da Evaristo Sparvieri, mio padre, che aggiungeva tempe passe, a qua a d'arturna', forse ispirato dalle storie d’amore dei suoi colleghi maestri elementari e del suo amico Erpinio Labrozzi.

E come dargli torto. 

Molti  frastire venivano a San Salvo, si sposavano e ci restavano.

Solo qualcuno faceva il pendolare.

Uno di questi era Vito Bracciale, anch'egli pugliese. 

Vito sposò Donna Giovanna Ciocco, l'unica figlia di Do' Vitaliane e di Donna Elvira Artese,sorella del farmacista don Oreste, che negli anni '30 fu anche Podestà. Vito, era laureato in giurisprudenza, ma da quel che dicevano, l’avvocato pare non lo fece mai, facendo la spola tra San Salvo e Roma, essendo impiegato in un Ministero nella capitale.

La coppia ebbe un’unica figlia, Maria Pia, di qualche annetto più grande di me (io sono del ’53), la quale, dopo le superiori a Vasto e la morte del nonno, si trasferì  con la famiglia a Roma, liberando finalmente Vito da quell'estenuante andirivieni.

Altro pendolare fu mio suocero Carmine Padula (1921 - 1995), nativo di Pescolanciano (IS) e agente di pubblica sicurezza.

Quando si dice il fascino della divisa!

Era successo che il ministro socialdemocratico Mario Tanassi, a cui faceva la scorta, venne a San Salvo agli inizi degli anni '50 a casa del Sindaco e amico di partito Domenico Cervone. Lì, tra un sorrisetto ed un dolcetto, fece l'occhietto ad Angiolina, la figlia del Sindaco, che poi sposò. 

Insieme alla moglie ed alla loro piccola figlia Vitalia, che poi diverrà mia moglie, fece quasi il giro del mondo con la sua Topolino: Pescara - San Salvo, Chieti - San Salvo, Vasto - San Salvo, sino a quando gli convenì viaggiare in treno a causa di un trasferimento inatteso a Foggia, che è una delle pagine più tristi della vicenda politica degli anni '50, mai raccontata da nessuno, ma da molti conosciuta, quando, essendo il genero del Sindaco Cervone, qualcuno con "Q" maiuscola, non potendo "vatte sacche ha vattìute saccatte" (non potendo battere il sacco batté un sacchetto). 

La politica è stata sempre una brutta bestia: anzi più è piccolo il paese e più succedono cose purtroppo di questo mondo.

Sposi: Angiolina Cervone (classe 1930)  e Padula Carmine (classe 1921) appena usciti dalla Chiesa di San Giuseppe. L'autista, a sinistra, è Virgilio Cilli, con la sua prima automobile: una Balilla.

Quante storie!

Quanti ricordi!

Il treno dei ricordi è lungo, così come questo mio racconto, ed avrebbe bisogno di decine di vagoni per trasportare la storia di tutti li frastire che sono venuti a vivere a San Salvo nel corso del primo sessantennio del  '900. 

In questo nostro viaggio antico siamo saliti sul carretto di sor Arturo e sulla bicicletta di Angelo Sterpetti, illuminando i ricordi con le lampadine di Ferragonio; siamo volati a bordo dell’aereo di Do’ Robberte Pascale, riatterrando per seguire la via maestra; abbiamo ripercorso insieme la via di Nonsaccio e saliti sulla carrozza di Gerardo D'Alosio e sul camion di Michele Masciulli; abbiamo mulinato la mente con Giovanni Bassi e Vincenzo Larcinese; abbiamo fatto un giro sul cassone della bicicletta a tre ruote di Ninuccie lu panattire, sulla Vespa a tre ruote di Peppine, lu macillare de Lentelle, e di Nine lu napuletane; abbiamo bevuto l’esisir d’amore nella stessa coppa in cui brindarono la signora Iole e l’indimenticato Erpinio Labrozzi, siamo andati a Roma con il treno viaggiando con Vito Bracciale e siamo saliti sulla Topolino di Carmine Padula

E’ giunto, il momento di  scendere dal treno dei ricordi, lo stesso treno a carbone, da cui è disceso, tra il fumo della mia memoria, Franghe lu ‘nfurmire.

Un altro treno attende sul binario adiacente, un treno carico di speranze, che partirà per un un nuovo viaggio, nei sentieri della memoria, sino a condurci nell'era industriale.

 

Prima di salirvi a bordo, e salutare i vecchi amici forestieri del primo cinquantennio del '900, con i quali è stato un piacere fare un viaggio a ritroso nel tempo, devo però farvi una confidenza.

Pure  sciàrime ere frastire (anche mio nonno era forestiero).

Si chiamava Mastr’Antonie Sparvìri (Amerigo Antonio Sparvieri), falegname carrettiere prima e dopo la guerra e aveva poco più di un mese, nel 1887, quando attraversò l’oceano su un bastimento, in grembo alla sua mamma, insieme a suo fratello Nicola e la sorella Angiolina, per approdare a questo lembo di terra d’Abruzzo dalla lontana Campinas in Brasile, ove nacque (la sua famiglia paterna era originaria di Mafalda). Sposò poi la sansalvese Giuseppina Sabatini.


Amerigo Antonio Sparvieri e Giuseppina Sabatini

Era forestiera anche la famiglia di Domenico Cervone, che fu Sindaco di San Salvo dal 1948 al 1956, nonno materno di mia moglie, immigrata agli inizi del secolo scorso da Serramonacesca, attuale provincia di Pescara.

Domenico Cervone e Castorio Carmela.

Era frastire, di vicino Pescara, anche la famiglia di Mastre Pitre Marzocchetti (il cognome è probabilmente una derivazione di Mazzocchetti, diffuso nel pescarese) che fu Podestà negli anni '30 e che sposò Angiolina, sorella di mio nonno, coppia prolifica da cui nacquero 11 figli di cui Pumpè (Pompeo), sposato con Olanda Borzacchini, che nel dopoguerra aprirà il primo cinema a San Salvo, era il primogenito.


Mastre Pitre Marzocchetti con la moglie Angiolina Sparvieri ed i primi due figli Giulietta sulla sedia e Pompeo, il primo di 11 figli.

Anche Febo e Saverio Borzacchini, fratelli di Olanda, che erano stati girovaghi con il loro famoso circo omonimo, smisero di fare gli artisti per sempre per fermarsi qui.  Erano originari della provincia di Viterbo. 

Era frastire pure Donna Emme, la mammene che m'arcodde (la levatrice che mi ha fatto nascere). Si chiamava Emma Frasca ed era aquilana. Venne per un parto nel 1915 e non partì mai più .

Donna Emma Frasca e il marito Antonio Fabrizio, sansalvese. In braccio a Donna Emma, la loro unica figlia Lidia.

Era frastire pure Zi Peppe lu barbire, che me secave le cappelle canda ere piccirille (Era forestiero anche Giuseppe Bruno, il padre di Giovanni del Bar Bruno, il barbiere che mi tagliava i capelli quando ero un bambino). Era nato a Roccaspinalveti.  

Veniva da Dogliola anche la famiglia del portalettere Achille Pellicciotta, che recapitava alle fidanzate  ed alle famiglie  le lettere dei soldati in guerra,  che non sapevano né legge e né screve (né leggere e né scrivere), ma che erano  scritte con il cuore.


 Achille  e Vitale Pellicciotta

Ma non erano i soli.


Proveniva da Monteodorisio la famiglia di Mastr'Antonie e Mastre Rocche Castorio (fabbri), imparentata con Carmela Castorio, nonna materna di mia moglie. 

Avevano discendenze in Vasto le famiglie dei miei amici Fernando Malatesta e Michele Molino, sempre da Vasto li Biascille ( i Di Biase), da Fresagrandinaria  quella di  altri miei cari amici come  Ujerme Lunghe (Angelo Longhi), Tonino Longhi e Fioravante D'Acciaro. 

Erano originari di Pollutri  i Mariotti, di Cupello gli  Antenucci, di Vasto, passando per Petacciato, i Talucci, di Scerni gli Altieri, di Montazzoli i Checchia, di Pineto i Pacchioli, di Lentella gli Angelozzi, di Atri i Marchese, di Monteodorisio i Marchesani, di Torino di Sangro i Maccarone,  e poi di Casoli... i Travaglini, i Rossetti, i Tomeo, gli Onofrillo, i Marcello, i De Cinque.    

Erano di San Buono i de Vito, di  Fossalto (CB)  i Cirese, di Vasto Donna Rosa Argentieri,  cognata di Do’ Urueste Artese; di Fresagrandinaria la signora Gilda Rocchio, madre di Do’ Lello Artese, di Agnone la famiglia Ciocco che nel periodo del fascio tremar il mondo fece, del salernitano i Pagano, del Friuli i Balduzzi e a quanto pare dalla Spagna i Granata.


Leggendo le pagine n.ri 140 e 141 del libro Storia di San Salvo, scritto dal caro amico prof. Giovanni Artese, pare che solo poche fossero le famiglie storiche sansalvesi veraci.

La facevano da “padrone” sino alla prma metà dell' '800 gli Artese, i Fabrizio, i Cilli, i Monacelli, gli Zuccorononno, i Napolitano, a cui apparteneva anche mia madre Lidia.

Muahh...

E se saltasse fuori, all’improvviso, che anche loro, qualche tempo prima degli altri, sono arrivati che so... dalla Cifriconie?

Ma chi sarebbero allora i veri sansalvesi?  

Quando ero bambino io, certe cose non le sapevo.

Per me erano tutti "salvanese".

                                                                                                                 Fernando Sparvieri

22 aprile 2015

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